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Archivio per la categoria ‘Salute’

Imparare a crescere grazie al Meyer

14 Novembre 2009 Tiziano 2 commenti

Matteo ha avuto la febbre alta per 2 giorni, una brutta tosse e il classico “moccio perenne“. E’ probabile, anche se non abbiamo  avutouna diagnosi precisa, che il Principino si sia beccato la cosidetta influenza “suina“, ovvero la famigerata H1N1.

I sintomi ci sono tutti: febbre abbastanza alta, presenza di tosse e/o mal di gola e/o raffreddore, mancanza di appetito e un pò di mal di pancia (specialmente nei più piccoli). In fondo però è un’influenza come le altre e come tale la si affronta. Però 2 giorni in casa con un pupo ammalato e con la Peste Peppina in perenne movimento o peggio vogliosa di altrettante coccole mi hanno sfinito.

E così ieri quando sono montato in macchina per andare al Meyer ho pensato “”"…ahhhh….finalmente posso staccare la spina per un pò…”"”al Meyer?!?!?! No, non funziona così e ho capito subito il dramma dell’affermazione.

Al Meyer ci vado, semmai, proprio per permettere agli altri, in primis i piccoli ricoverati, di distrarsi, di ritrovare un pò di serenità, di allegria, per permettergli, almeno per un pò, di non sentirsi completamente degli ammalati.

Ma non c’è stato bisogno di fare granchè per cambiare il mio errato approccio. Appena sono entrato “nella serra” la luce particolare che pervade quella cattedrale di legno mi ha ricordato dov’ero e soprattutto perchè c’ero e quando ho preso in mano quelle chiavi numero 99 lo spirito giusto mi era già tornato.

Ormai il mio turno settimanale presso la biblioteca è davvero un appuntamento irrinunciabile. Quel luogo, quei volti, quei corridoi e quelle stanze hanno perso quasi del tutto quell’alone di tristezza e di angoscia che avevano i primi tempi. Adesso percorro quei corridoi quasi sempre con il sorriso, spingendo il “mio” carrello del prestito con entusiasmo conscio dell’utilità di quello che faccio e davvero ne ho un gran ritorno.

I volti dei genitori che si rallegrano della possibilità di rompere la monotonia di giornate infinite, lo stupore dei bambini che possono “scegliere” tra decine di volumi direttamente in camera loro, gli infermieri che ormai ci considerano dei “collaboratori“, una sorta di piccolo sostegno… Insomma, sono orgoglioso quando indosso quel cartellino e prendo il timone di quell’ingombrante carrello.

Ma non è sempre una passeggiata… Quei corridoi sono lunghi, sono tutti colorati, illuminati, larghi ma alcuni conducono in zone particolari… ci sono reparti dove molte delle persone presenti sono abbastanza serene ma via via che si cammina è come se questa serenità scemasse in ragione della gravità crescente delle patologie. Quando si arriva nel reparto neurosensoriale si è all’apice di questa discesa e lì io e il mio carrello ci sentiamo drammaticamente fuori luogo.

Nelle stanze precedenti tento di incrociare gli sguardi dei bambini, dei genitori e appena colgo un segno di attenzione, un cenno di curiosità mi proietto dentro, parlo, consiglio, sorrido… Quando arrivo lì, invece, il buio di quelle poche camere sembra più buio, quasi impenetrabile… divento timido, insicuro, guardo dentro ma di sfuggita come sperando che nessuno mi noti.

Ma che ci faccio qui? mi domando… Come si fa a proporre dei libri a dei genitori che stanno affrontando dei drammi che nemmeno riesco a immaginare?

Purtroppo è successo anche ieri… passando vicino ad una stanza ho intravisto un papà e mi sembrava sereno, visto di profilo. Mi stavo avvicinando, ripetevo nella mia testa una specie di presentazione del tipo “”"salve, sono della biblioteca, vi potrebbero interessare dei libri…“”" per sembrare meno impacciato ma quando la visuale si è fatta più ampia ho visto un ragazzo, sicuramente adolescente, affetto da non so quale malattia ma il nome non è importante. Se ne stava sul letto, le braccia contratte, il viso pure e con enorme fatica tentava di ruotare la testa da destra a sinistra… tentava di ruotare la testa con enorme fatica… Suo papà lo guardava e quando l’infermiera ha detto”"”…e bravo… adesso ti riposi poi ne fai altri 10 e così domani, va bene? Bravo davvero…“”" mi sono sentito morire… ho cominciato a sentirmi bruciare il viso, le orecchie… ho avvertito l’arrivo delle lacrime e solo un pronto dietrofront mi ha salvato da un entrata tremendamente fuori luogo.

Ecco, in quel momento il mio carrello mi è sembrata la cosa più stupida del mondo ed io con lui.

Pensare di alleviare qualche dolore “smerciando” libri…

Pensare di essere migliore di altri coetani perchè passo tre ore alla settimana in un ospedale pediatrico…

Pensare di essere “stanco” per aver passato 2 giorni in casa ad assistere un bambino con un pò di febbre…

Mi sono sentito stupido ed egoista e con passo lento ho abbandonato il reparto. C’è molta strada da fare oltre quella già percorsa. In certi ambienti davvero non si può improvvisare e quando ci si sente sicuri ecco che in quel momento la nostra fragilità viene fuori in maniera prepotente. Tra quei corridoi, tra bambini che piangono, vassoi dei pasti, camici blu e colorati, flebo e cateteri io sto crescendo…

Il Meyer, alla fine, continua, paradossalmente, ad essere più utile a me di quanto io a lui o ai suoi sfortunati ospiti…

Il mare gli ha fatto bene…

14 Settembre 2009 Tiziano 3 commenti

Gli “afecionados“ della family conoscono bene le vicissitudini di Matteo riguardo le otiti, i timpanogrammi e gli incontri con l’otorino…

Negli ultimi due inverni Matteo ha sofferto di otiti anche se non in forma grave e per curarlo ci siamo rivolti oltre che al suo pediatra anche ad un otorino specializzato, che tra l’altro dirige il Centro (di) Rieducazione Ortofonica (CRO) di Firenze.

Secondo le sue indicazioni Matteo presentava una situazione del tutto normale, nel senso che le otiti sono un disturbo a cui vanno incontro moltissimi bambini e che dipende sostanzialmente dallo sviluppo dei canali uditivi e dal ”ristagno“ del catarro. Col crescere i canali si inclinano maggiormente favorendo il deflusso degli umori e le otiti con il tempo vanno via via scomparendo.

Ci sono bambini che fanno anche un’otite al mese e altri come Matteo solo 2/3 ma comunque la sostanzia non cambia; le otiti sono dolorose e molto debilitanti e possono avere conseguenze anche gravi se non adeguatamente trattate e seguite.

Per quanto riguarda Matteo il suo problema più grave è che da novembre dell’anno scorso e fino praticamente agli inizi di settembre ha avuto un timpanogramma piatto ad entrambe le orecchie. La sua capacità uditiva era calata ma non vistosamente e gli esami specifici fatti al CRO avevano evidenziato che pur sentendoci Matteo aveva bisogno che il timpano si “sbloccasse” pena il dover ricorrere al chirurgo per rimuovere le adenoidi.

Dovete sapere che oggi come oggi sono l’1/2% dei bambini viene sottoposto all’operazione di asportazione delle adenoidi, proprio perchè ormai esistono specifici trattamenti che danno nel tempo risultati abbastanza buoni tali da evitare il ricorso alla sala operatoria.

Quando siamo tornati dal mare avevamo il terrore di andare dall’otorino perchè temevamo che la situazione non fosse cambiata nè col caldo, nè con lo iodio, nè coi bagni nè con l’otovent. Invece fortunatamente la situazione è migliorata anche se non di molto. Il timpano sinistro è tornato quasi normale, mentre il destro si presenta ancora opaco e un pò sofferente ma comunque meglio che a luglio.

Ora tocca a noi non farlo raffreddare (ma come si fa visto questo tempo?!? Oggi ci sono 18 gradi, piove e sembra novembre!?!?) e continuare imperterriti con la ginnastica tubarica… se saremmo fortunati e bravi forse eviteremo definitavemente a Matteo un fastidioso intervento!

Consiglio quindi a tutti i genitori che hanno figli che soffrono di otiti di portarli il più possibile al mare, di farli giocare nell’acqua e di immergerli. perchè è proprio l’acqua salata nel naso che favorisce lo “stappamento“! E non dimenticate l’otovent….

Orientarsi al Meyer per l’ipospadia/3

27 Luglio 2009 Tiziano 3 commenti

Come ho scritto nell’ultimo post dedicato a questa mini guida per “aspiranti pupi dal pisellino bionico“, la fase post operatoria è sicuramente la più impegnativa. Innanzitutto perchè il ritorno alla normalità è lungo, anche se può variare da caso a caso e soprattutto perchè il bambino si rende conto davvero di quello che è successo, constatando la presenza del catatere, della flebo, delle medicazioni, eccetera…

Matteo devo dire che fortunatamente si svegliò abbastanza bene dall’anestesia e questo fu già un buon inizio. Per tutto il resto del giorno rimase ovviamente un pò assente, sonnacchioso ma già la sera mangiò di gusto e il suo umore non ci sembrò poi così male. Matteo ha vissuto il suo risveglio “da operato” come una specie di sdoppiamento della personalità, nel senso che se si guardava la mano fasciata dov’era presente la canula della flebo o se si guardava la medicazione sul pisellotto o se per qualche ragione doveva avere a che fare con il sacchetto delle urine allora “cadeva” immediatamente in condizioni di salute critiche, quasi moribondo. La mano non poteva essere assolutamente appoggiata da nessuna parte, la medicazione gli faceva male e il sacchetto pesava… insomma un lamento continuo!!! Ma se magicamente compariva sul letto o una macchinina o un Gormito allora dal suo corpo svaniva ogni disturbo… di colpo! Era incredibile assistere a questi suoi cambi repentini di umore… vederlo passare dal pianto al riso davvero nel giro di pochi secondi… Per certi versi era comprensibile ma vi assicuro che stargli dietro è stato davvero una dura prova…

Comunque Matteo aveva una flebo attaccata all’altezza del polso, il catetere che era protetto da una schiuma tipo polistirolo che inglobava tutto il pisellino e l’anestesia epidurale piantata direttamente alla fine della spina dorsale… a vederlo, povevo piccino, non era davvero un bello spettacolo con tutti questi tubi e queste macchine attaccate…

Sostanzialmente per i primi 2 giorni Matteo si è mosso poco, come se si sentisse impacciato nel camminare con tutte ’ste robe attaccate… faceva qualche piccola passeggiata fino alla sala di attesa o alla ludoteca ma con fatica, sempre molto preoccupato come di farsi male… Le cose sono migliorate decisamente quando gli hanno tolto l’epidurale. Con un trespolo in meno era decisamente più libero e una volta attaccato il sacchetto delle urine al collo era tranquillo come se quasi non avesse fatto niente.

L’unico vero dramma è stata la cacca. Matteo per giorni si è rifiutato di farla perchè sentiva, percepiva che spingere gli provocava dolore (probabilmente colpa  del catatere) e per ciò continuava a  trattenerla… c’erano momenti tranquilli ma certe volte lo stimolo lo inchiodava nel letto ed era come se lottasse con se stesso… andare o non andare, farla o non farla… Questo ovviamente lo innervosiva tantissimo e non vi dico i pianti isterici che si è fatto… certe sudate allucinanti…

Per non parlare poi del controllo quotidiano dei medici. Un controllo proprio semplice dove i dottori passavano sostanzialmente a controllare la medicazione e a verificare che tutto andasse bene. Bè, Matteo, pur non venendo toccato da alcuno, solo per togliersi le mutandine, faceva delle scene tipo “l’esorcista” ma solo per la paura perchè mai nessuno gli ha fatto del male medicandolo… anzi… tutte le infermiere sono state sempre bravissime… eppure non c’è stato verso di farglielo capire.

Ci abbiamo provato in tutti i modi e vi giuro con tanta, tanta pazienza eppure niente. Ogni infermiere o dottore che si avvicinava era un nemico che attentava alla sua vita e così è stato fino alle dimissioni.

Alla fine il giorno delle dimissioni in pratica gli hanno sfilato il catetere e gli hanno tolto tutta la medicazione (non sto qui a raccontarvi in quanti abbiamo dovuto reggerlo…) e siamo stati felici di constatare che l’operazione era andata bene, che la ferita non presentava brutte sorprese e che anzi, il pisellotto di Matteo si presentava pulito e senza croste. Anche il chirurgo che l’ha operato e che gli ha fatto il controllo è rimasto molto soddisfatto del decorso. L’ultima cosa da fare per essere dimessi è la pipi. Il bambino deve fare la pipi da solo e i genitori devono verificare che la fuoriuscita avvenga dal nuovo buchino. Bisogna in particolare stare attenti a che non ci siano fistole (ovvero crepe lungo il canalino ricostruito) e che il getto sia potente o comunque abbastanza intenso, segno che il nuovo canale funziona correttamente.

Matteo fortunatamente l’ha fatta quasi subito e il nuovo pisellotto ha dimostrato subito la sua efficacia sparando “letteralmente” la pipì nel water da una distanza siderale :-) E così sono terminati i nostri 8 giorni al Meyer. Giorni lunghi, fatti di arrabbiature e soprattutto di tanta stanchezza psicologica. Armatevi, se potete, di tanta, ma tanta pazienza perchè anche se si tratta di un’operazione semplice ha alcune implicazioni molto particolari e i bambini possono reagire male a tutte queste manipolazioni fatte su di loro (vedi catetere, epidurale, eccetera, eccetera). Comunque l’ospedale è davvero accogliente e con un pò di buona volontà si riesce a far passare loro il tempo in maniera quasi piacevole.

Mi scusa per il ritardo con cui concludo questo post sul Meyer perchè magari qualcuno ne aveva bisogno in tempi stretti ma ultimamente bloggare mi è diventato difficile… chiedono perdono…

p.s.

Se qualcuno vuole notizie più specifiche su uno o più aspetti sia dell’operazione sia del suo decorso non esiti a contattarmi. Sarò felice di rispondere a tutti/e.

Orientarsi al Meyer per l’ipospadia/2

28 Giugno 2009 Tiziano 1 commento

Veniamo ora a questioni più serie.

Il giorno prima dell’intervento il bambino può mangiare fino alla mezzanotte poi niente più; per quanto riguarda i liquidi può bere fino alle 06:00 della mattina dell’operazione poi basta. Il periodo antecedente la discesa in sala operatoria è assolutamente tranquillo. Non ci sono procedure strane. Quando arriva il momento, a seconda della posizione nella lista (Matteo era il 4° per cui lo hanno operato tardissimo…) si viene chiamati e si scende al primo piano dove ci sono le sale operatorie. Niente lettini o infermieri. Io ho portato Matteo in braccio e prima di entrare siamo rimasti a giocare lì fuori per un buon quarto d’ora…

Dentro può entrare solo un genitore e vi consiglio di far andare chi davvero se la sente o comunque di rispettare la volontà del pargolo. E’ importante che una volta varcata quella soglia il bambino sia il più tranquillo possibile, indipendentemente che ci sia con lui la mamma o il babbo. Nel nostro caso sono entrato io… Matteo sembrava neutrale mentre la Silvia non se l’è proprio sentita…

Una volta dentro ho indossato il classico camice, i calzari e la cuffia e poi ci hanno fatto accomodare nella sala operatoria vera e propria. In quei minuti ho continuato a parlare con Matteo con tranquillità, spiegandogli tutto quello che vedevamo, cercando di infondergli serenità, come se stare lì fosse un gioco o la scoperta di un mondo nuovo e divertente. E’ davvero importante cercare di mantenerli calmi perchè dicono (non so se si tratti di una leggenda o se corrisponde alla verità) che il risveglio dipenda molto da come avviene “l’addormentamento” (perdonate il termine…). Cioè, se il bambino si addormenta bene, sereno e tranquillo allora anche il risveglio sarà dolce e senza traumi e viceversa. Siccome un’anestesia totale non è roba da poco già di suo penso sia importante cercare di creare le condizioni migliori possibili affinchè il successivo risveglio non turbi troppo il bambino.

Matteo quando si è accomodato sul lettino era un pò rigido ma tra me e gli infermieri si è subito creata una complicità che lo ha tranquillizzato… poi da solo ha indossato la mascherina “per l’aereosol alla fragola” e nel giro di un paio di minuti era addormentato… Ve lo dico: non è un bel vedere. Il corpo quando viene così forzatamente indotto al sonno reagisce stranamente: gli occhi ruotano da una parte all’altra velocemente, le gambe tremano… sembra un lieve attacco epilettico ma è tutto normale…

Dopodichè mi è stato chiesto di allontanarmi e sono uscito. L’operazione è lunga anche se dipende ovviamente dal grado di gravità dell’ipospadia. Mediamente ci vogliono circa 2 ore, questo è quello che abbiamo riscontrato stando in reparto. Considerate che nel reparto di pediatria chirurgica la maggior parte dei piccoli ricoverati sono lì per problemi di urologia… in pratica sono tutti lì per l’ipospadia o cose similari… non è raro vedere in sala d’attesa dove c’è la tv 4/5 bambini a giocare ognuno con il suo sacchettino del catatere… :-)

Dopo l’intervento Matteo è stato riaccompagnato ancora addormentato in camera e qui è cominciata la parte più dura, ovvero la fase post – operatoria.

…continua…

Orientarsi al Meyer per l’ipospadia/1

26 Giugno 2009 Tiziano Lascia un commento

Prendo spunto da un commento giunto qualche giorno fa da una mamma, che mi chiedeva notizie in merito all’operazione che ha subito Matteo, per pubblicare questo post che vorrebbe essere una mini-mini-guida per tutti coloro i quali devono o dovranno (purtroppo) in futuro portare i loro figli al Meyer per affrontare un intervento simile.

Innanzitutto partiamo dalla convocazione. L’ospedale ci ha chiamato circa 7 giorni prima e questo per un motivo ben preciso. L’intervento per curare l’ipospadia prevede l’anestesia totale; per non incorrere in complicazioni i dottori pretendono che i bambini si presentino in buone condizioni generali di salute. Questo significa, semplicemente, che il bambino quando si presenta per il ricovero non deve avere tosse, raffreddore o febbre; quel preavviso serve proprio per intraprendere eventualmente una terapia antibiotica dell’ultimo momento che permetta al pupo di arrivare all’intervento senza catarro o quasi (sembra che le vie respiratorie “intasate” anche solo parzialmente non possono essere compatibili con l’anestesia).

Il rischio, altrimenti, potrebbe essere quello di vedersi rispedire a casa, dopo magari aver intrapreso un lungo viaggio o aver sostato per ore in sala d’attesa. Matteo quella domenica pomeriggio aveva i postumi di una leggera tosse, qualche colpo ogni tanto, niente di che, eppure il dottore che lo ha visitato non si è preso la responsabilità di dirci se l’avrebbero operato o meno il giorno dopo. Ci ha detto che la decisione sarebbe spettata unicamente al chirurgo che lo avrebbe operato l’indomani, per cui siamo stati tutta domenica sera, la notte e parte dell’indomani mattina con il questo dubbio atroce… Solo quando è entrato in sala operatoria verso le 13 abbiamo tirato un sospiro di sollievo.

Per cui il consiglio è questo: nel momento in cui uno viene avvertito dall’ospedale bisogna cercare di mantere i pargoli assolutamente sani… evitate, quindi, tutte quelle situazioni tendenzialmente a rischio, come i centri commerciali, gli eccessivi affaticamenti, le grosse sudate, eccetera, eccetera. Saranno giornate lunghe, lo so, specialmente con la bella stagione, ma arrivare lì e sentirsi dire: “”"mi dispiace signora ma non possiamo operarlo domani, torni fra 2 settimane…“”"  credo sia peggio.

Una volta arrivati al Meyer grossi problemi non ce ne sono. L’ospedale è davvero “accogliente“, colorato, interessante e non incute alcun timore o soggezione. In pratica fino al momento dell’intervento tutto è assolutamente tranquillo. I bambini posso giocare, andare in ludoteca, in biblioteca (mi raccomando: una visita è d’obbligo :-) ), giocare fuori, mangiare, eccetera, eccetera. In pratica prima dell’intervento c’è solo una visita di controllo veloce fatta direttamente in reparto, la sistemazione in camera e poi più nulla.

Per quanto riguarda la camera vi informo che si tratta di camere accoglienti anche se non grandissime. Sono camere da due composte da due divani trasformabili in letti singoli per gli accompagnatori che rimangono la notte, due letti per i bimbi, un bagno, gli armadi e i comodini. La privacy non è molta visto che il divisorio è costituito solo da una tenda per cui occhio agli affollamenti dei parenti soprattutto durante le visite dei dottori. L’ambiente “ristretto” consente di fare amicizia subito, i bambini si parlano dai rispettivi lettini e volendo si riescono anche a scambiare dei giochi ma ovviamente c’è anche un lato negativo se questa ”vicinanza” viene vissuta senza regole…

I bambini devono sempre essere in compagnia di un genitore o di un nonno o comunque di un familiare. Ci sono i volontari della Helios (camice giallo) in reparto che volendo possono dare una mano a richiesta nel caso un genitore sia solo e non abbia la possibilità di avere un cambio per un caffè o una telefonata o altro, ma questo solo temporaneamente. Comunque anche gli infermieri sono davvero disponibili per cui non esitate a chiedere loro qualsiasi cosa.

…continua…

Facciamo scorrere il tempo…

16 Maggio 2009 Tiziano 2 commenti

Nuovo micro aggiornamento.

Matteo è ancora in ospedale e verosimilmente ci rimarrà fino a lunedì quando gli toglieranno il catetere e verificheranno che il nuovo tratto di canale ricostruito funzioni a dovere.

Solo dopo che avrà fatto la pipì “sfuttando” le nuove modifiche potrà tornare a casa…

Per adesso le nostre giornate sono un susseguirsi di eventi abbastanza noiosi quali la colazione, la somministrazione di un paio di sciroppi, il controllo dei medici, il pranzo e via così fino alla nanna… La noia è davvero il male più terribile per un bambino ospedalizzato e combatterla non è facile… Fortunatamente, vista la mia “familiarità” con il Meyer, siamo riusciti a coivolgerlo in parecchie cose tra cui la lettura, i giochi in ludoteca, i laboratori, la visita di alcuni volontari Helios, dei clown dottori e molto altro ma comunque il tempo sembra passare davvero più lentamente che altrove…

Lui, a parte la grande, enorme paura per tutto ciò che comporta l’essere toccato o osservato, sembra stia bene… mangia di gusto, gioca con un certo entusiasmo e sorride anche se a volte le sue crisi isteriche sembrano davvero sconvolgerlo anche molto tempo dopo la loro fine…

Riuscire a mantere un certo “amplob” è difficile, soprattutto quando capisci che lui non ti sta ascoltando, che la sua mente si è rifugiata in qualche angolo oscuro da cui urla e basta, nella speranza che quelle mani e quei tubi smettano di torturargli il corpo…

Operazione avvenuta

12 Maggio 2009 Tiziano 6 commenti

Piccolo aggiornamento sul ricovero di Matteo.

Fortunatamente, dopo aver passato ore e ore di attesa nel dubbio se l’operazione si fosse tenuta o meno, lunedì mattina verso le 13 Matteo è stato chiamato in sala operatoria.

Da una parte una liberazione… tornare a casa dopo aver passato lì così tanto tempo mi avrebbe fatto arrabbiare non poco… e dall’altra quella paura che fino ad allora ero riuscito a tenere a bada di colpo mi è balzata alla gola. Ho guardato Matteo e ho cercato di spiegargli cosa stava per accadere ma lui non sembrava tanto preoccupato di saperlo… in realtà cercavo di calmare me stesso, cercavo di non pensare, come succede a tutti in certi casi, alle complicazioni dell’operazione, a quel sonno indotto tanto innaturale, al successivo dolore, ai suoi lamenti…

Davanti alla sala operatoria abbiamo atteso a lungo e abbiamo parlato quasi esclusivamente su chi dovesse entrare insieme a lui, su chi se la sentisse di entrare… Matteo come al solito ha scelto e si è smentito decine di volte, poi, complice anche una certa paura della Silvia, è stato deliberato che sarei entrato io. Effettivamente volevo essere con lui… in certi momenti della vita mi sento sereno, come pronto a… ieri, davanti a quella porta verde io mi sentivo così: pronto a… pronto ad accompagnare mio figlio sorridendo e cercando di farlo ridere fino alla fine, pronto a vederlo addormentarsi parlandogli piano come se niente fosse, pronto ad attendere il suo risveglio e ad accoglierlo.

E così è stato. Finalmente siamo entrati, io mi sono vestito come un marziano e poi ho accompagnato Matteo sul lettino…Lui era davvero tranquillo nonostante osservasse tutto con una certa strana curiosità… Veder “anestetizzare” il proprio pargolo non è davvero una passeggiata… l’anestesia provoca strani movimenti involontari che inquietano…

Comunque, l’operazione è  durata oltre 2 ore ed è andata bene e questo è l’importante. Adesso bisogna solo aspettare che il tempo passi alla svelta e nel miglior modo possibile… Matteo sta reagendo benissimo e spero che continui così….

Matteo e l’ipospadia

7 Maggio 2009 Tiziano 11 commenti

C’è da poco giunta la notizia che lunedì 11 maggio Matteo sarà operato per l’ipospadia all’ospedale pediatrico Meyer.

Non ricordo se avevo già trattato la questione qui ma credo che un piccolo riassunto non guasti.

Allora, appena nato a Matteo venne diagnosticata questa “imperfezione” che in pratica consiste in un mal posizionamento del buchino del pene, tanto per parlare terra terra. Questa imperfezione ha vari livelli di gravità, a seconda che la posizione del buchino sia tanto più lontana dall’apice del glande.

Questo difetto è congenito, ovvero ereditario ed ha colpito mio nonno paterno, me e adesso Matteo. L’unico maschio di casa Canneori che si è salvato è mio padre.

Quando mi operai io questo tipo di intervento era già di routine, per cui non ci spaventa l’operazione in sè per sè anche se comporterà il ricorso ad una anestesia totale… quello che preoccupa è il decorso successivo… io mi ricordo di una sete atroce e dell’impossibilità di bere, di questo catetere fastidiosissimo che m’imbarazzava, di tutti quei controlli talmente invasivi che li ricordo ancora come se li avessi fatti ieri…

Spero che le cose in questi anni siano migliorate e che anche il periodo post operatorio sia stato reso rapido e il più indolore possibile. Matteino sembra tranquillo anche se già da qualche giorno sa dell’evento… non chiede più di tanto e noi non vogliamo “stressarlo” prima del tempo… a piccole dosi gli diciamo quello che succederà e come, ma senza spaventarlo o senza parlarne eccessivamente… credo che siano concetti anche difficili da capire per lui, concetti come l’ospedale, il ricovero, l’operazione… sono difficili da immaginare e perciò da comprendere…

Domenica sera andremo al Meyer e Matteo se tutto andrà bene verra ricoverato per essere subito pronto l’indomani… sottolineo se tutto andrà bene perchè le sue condizioni devono essere buone, altrimenti niente ricovero… per cui niente febbre, tosse, mal di gola, otiti, eccetera, eccetera… Purtroppo il nostro eroe ha una discreta tosse e le orecchie ancora tappate (…da novembre :-( ( ) e per questo il pediatra ha consigliato un giro di antibiotici con la speranza di farlo arrivare nelle migliori condizioni possibili. Io non sono stato proprio entusiasta di questa scelta ma operarlo è davvero importante… vedremo… speriamo che domenica, dopo tutti i preparativi e le ansie, non ci rimandino a casa con un nulla di fatto…

p.s. forse il bagno nel mare il 2 maggio non è stata proprio una furbata ma ormai c’è… che fare?? Pensiamo positivo….

5 x mille

2 Aprile 2009 Tiziano Lascia un commento

Siamo già entrati in “zona dichiarazione dei redditi” e tutti, ovunque, si stanno sbattendo per consigliare, caldeggiare, indirizzare amici e conoscenti per la scelta del 5 x mille.

Sinceramente io non avevo intenzione di sponsorizzare alcuna associazione o iniziativa ma da quando frequento il Meyer sento il bisogno autentico di sostenere le attività della Fondazione, avverto la necessità di dare e di fare qualcosa di concreto per tutti i bambini e le rispettive famiglie che hanno la sfortuna di dover frequentare quell’ospedale.

E’ solo in quest’ottica e solo perchè ho toccato con mano quanto bisogno di risorse ci sia in quel posto che sono qui a “pubblicizzare” ove destinare il vostro 5 x mille nella prossima dichiarazione dei redditi.

Se non avete idee migliori, se non siete coinvolti in altri progetti che hanno bisogno di denaro o se semplicemente non avete alcuna idea su dove destinare il vostro contributo, datelo al Meyer… non saranno soldi sprecati.

Vaccino contro la varicella

18 Febbraio 2009 Tiziano 2 commenti

In passato ho già trattato l’argomento vaccinazioni (per la precisione qui, qui e qui) ed ho notato che l’argomento fra i genitori è abbastanza sentito.

Come sempre esistono due scuole di pensiero nettamente contrapposte: da una parte quelli nettamente contrari che portano a difesa della loro tesi orribili statistiche che parlano delle numerosi morti a causa degli effetti collaterali di detti vaccini e dall’altra i favorevoli, ovvero quelli che piuttosto che far prendere al proprio pupo anche un raffreddore lo metterebbero sotto una campana di vetro, quelli che credono ciecamente al loro medico e alla medicina tradizionale.

Come ho già detto io e Silvia ci poniamo un pò nel mezzo (come credo la maggioranza delle persone dotate di un minimo di buonsenso) nel senso che prima di fare un determinato passo che riguarda la salute di Matteo o della Cecilia ci informiamo, riflettiamo, ci confrontiamo con altri genitori e con il pediatra per poi giungere ad una scelta.

Anche nel caso del vaccino contro la varicella, che è stato somministrato a Matteo la settimana scorsa, abbiamo usato questo semplice metodo. Dopo varie riflessioni la conclusione a cui siamo giunti è stata che non sottoporlo al vaccino e quindi esporlo al rischio di contagio avrebbe potuto comportare più problemi (anche se magari di natura lieve) rispetto a quelli a cui sarebbe potuto andare incontro se non si fosse vaccinato. Il senso qual’è? Non vaccinandolo avrebbe potuto prendere la varicella, come abbiamo fatto un pò tutti noi, con i vari fastidi del caso. Ma la varicella però, in alcuni casi, può manifestarsi anche in maniera violenta, con febbri molto alte e sono stati riscontrati, anche se raramente, casi di encefalite. Per cui perchè rischiare?

L’unico dubbio vero che avevamo era che la somministrazione del vaccino poteva far diventare Matteo un potenziale soggetto predisposto ad avere nel prosieguo della vita herpes e cose simili. Dalle informazioni raccolte sembra che questa correlazione tra il vaccino e queste malattie non sia così provata, per cui abbiamo deciso per farglielo.

Inoltre c’è da considerare che la Regione Toscana a breve farà eseguire ai bambini neonati e comunque a quelli sotto una certa età il c.d. “vaccino tetravalente” che coprirà, oltre a parotite, rosolia e morbillo, anche la varicella. Per cui per la Cecilia, per esempio, non avremmo questo dubbio: se la sottoponiamo alla vaccinazione per le altre malattie la tuteleremo giocoforza anche contro la varicella.

Ma il vaccino non è stato indolore. 

Matteo, che si fidava ciecamente del suo pediatra, dopo quella subdola puntura ha perso molta stima del suo eroe… “”"come ha potuto farmi questo”"”  sembravano gridare i suoi occhi quel giorno… Per non parlare poi del mitico cerotto di Superman che il bravo dottore gli ha applicato sulla coscina. Invece di fargli passare il momento tragico l’ha prolungato per giorni e giorni. Ogni volta che si spogliava per andare in bagno e vedeva quel cerotto il dolore sembrava tornargli a galla dal sub-conscio, incominciava a zoppicare toccandosi “la ferita” come un soldato sul fronte di guerra! Mi ci sono voluti 3 giorni di tentavi per estirparglielo!!!

Se volete leggere qualcosa in merito al vaccino della varicella vi segnalo questo articolo apparso su mammaepapà.it e questo sito.