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Archivio per la categoria ‘Istruzione’

Io sono l’eletto

20 Novembre 2009 Tiziano Lascia un commento

Giusto per dare un senso all’ultimo post vi riporto un articolo che avevo pubblicato “altrove”…

Non fatevi strane idee.

Lunedì si è tenuta la seconda assemblea di classe del Principino. Tema del giorno le elezioni dei rappresentanti di classe di ogni singola sezione, fare il punto della situazione ad un mese dall’avvio dell’anno scolastico e poi i colloqui privati per i genitori dei bambini al primo anno.

Matteo, pur essendo al suo secondo anno di materna, è, di fatto, nuovo in quell’istituto e in quella classe ed è per questo che le maestre hanno ritenuto, giustamente, di parlarci direttamente per conoscerci meglio e per verificare insieme come vanno le cose.

Quando abbiamo cominciato la riunione generale ho dato uno sguardo in giro e purtroppo ho constatato l’assenza di più della metà dei genitori. Possibile, mi chiedo io, che una mamma o un babbo (non dico entrambi come noi che forse siamo dei privilegiati ad avere così tanto tempo libero e dei nonni vicini e disponibili) non abbiano trovato un’ora un qualunque lunedì per andare alla scuola del proprio figlio/a a sentire come vanno le cose, se ci sono dei problemi o comunque ad eleggere colui o colei che poi per tutto l’anno sarà il ponte fra la scuola e loro?

Io penso che davvero pochi degli assenti avranno avuto delle valide giustificazioni, degli impedimenti davvero degni di questo nome. Per il resto, e questa è una mia personalissima opinione, credo che molti se ne siano semplicemente fregati. Hanno ritenuto con superficialità che fosse una cosa di cui se ne poteva fare a meno e questo è sintomatico. Sintomatico del fatto che la scuola dell’infanzia venga vista, nonostante l’importanza che ha per la delicata età che hanno i bambini che la frequentano, come una specie di semplice “parcheggio“, un luogo dove i nostri figli vengono “abbandonati” rispetto alle nostre cure per 8 ore al giorno, 5 giorni su 7.

E invece non è così. Non ho le competenze per parlare dell’importanza della scuola dell’infanzia, per parlare di psicologia infantile, di autostima e quant’altro ma sicuramente so che quel luogo e quelle persone dove mio figlio passa  molto, moltissimo tempo non possono essere viste solo così. A loro è affidato un compito importante e delicato e la scelta della scuola dovrebbe essere un passaggio ben ponderato.

Ovviamente partendo da un presupposto così le riunioni e le altre incombenze scolastiche diventano inutili o quasi; il ragionamento è questo: se succede qualcosa di grave me lo faranno sapere altrimenti vuol dire che va tutto bene e avanti così fino all’estate prossima (quando, aggiungo io, il parcheggio chiude e ahiloro bisogna pensare tutto il giorno ai pargoli…).

Comunque, tornando alla riunione, la situazione che è emersa non è confortante. La classe del Principino è purtroppo l’unica fortemente mista: nel plesso ci sono 4 sezioni, di cui 2 omogenee, (bambini della stessa età), 2 disomogenee, di cui una con bambini di 4 e 5 anni e quella del Principino dove su 24 bambini ce ne sono circa la metà sui 4 anni, 5 di 5 anni e il resto di anni 3. Questa eterogeneità è fonte di problemi perchè ovviamente le attività dovrebbero essere diversificate ma vista la scarsa (o scarsissima) compresenza delle due insegnanti questo è pressochè impossibile. Se poi ci mettiamo anche il fatto che su 24 bambini 13 sono di nazionalità estera e che molti di questi parlano poco o niente l’Italiano si comprende quali difficoltà incontrino le maestre nell’affrontare o meglio nel tentare di svolgere qualsivoglia attività. Perchè il punto dolente è questo: le attività messe in programma non sono ancora partite per diversi problemi tra cui quelli sopra elencati e non ultimo il fatto che l’intera classe sembra refrattaria a seguire delle regole… anzi le regole.

Intendo quelle basilari, del tipo: si mangia stando seduti, si inizia un’attività tutti insieme e la si finisce, si rimettono i giochi a posto, si ascolta la maestra… insomma regole semplici eppure sembra di difficile applicazione, sembra che tutti i loro sforzi siano concentrati sul farsi “rispettare” e sul cercare di tenere i bambini concentrati almeno un minimo su un’attività alla volta. Spero che le cose cambino in fretta perchè vorrei che il Principino iniziasse ad imparare qualcosa e soprattutto a divertirsi nell’andare a scuola… vedremo…

Come dicevo l’occasione era anche quella di eleggere il rappresentante di classe. La simpatica ragazza dell’anno prima ha declinato l’invito ad essere rieletta per sopraggiunti motivi di lavoro e così nella classe è piombato il classico “gelo” con la gente che si guardava i piedi, o fuori o che fischiettava. Insomma nessuno si è fatto avanti ed io che invece smaniavo già dall’anno scorso di essere finalmente parte attiva nel percorso scolastico del Principino alla fine ho guardato Santa S. negli occhi e dopo aver avuto la sua benedizione mi sono candidato.

Ovviamente non essendoci alternative sono stato eletto con scrutinio super segreto e super veloce.

Adesso spero davvero di fare qualcosa di concreto partendo, innanzitutto, dal coinvolgere maggiormente tutti i genitori  specialmente quelli dei bambini stranieri che non devono essere dei fantasmi ma attivi partecipanti della vita della scuola per integrarsi maggiormente, come fanno i loro figli frequentandola. Non mi illudo di cambiare chissà che cosa ma alla fine la scuola, la classe non è nient’altro che una piccola comunità, dove ognuno di noi può dare il suo prezioso contributo.

Il mio primo consiglio di classe

18 Novembre 2009 Tiziano 3 commenti

Lunedì scorso ho partecipato al mio primo consiglio di classe.

Sulle pagine di questo blog non ho riportato l’esperienza della mia “elezione” (ero l’unico candidato!) perchè ne avevo parlato dov’ero scappato ma mi riprometto di trascriverla a breve.

Di fatto lunedì c’è stato il mio primo impegno ufficiale e vi confesso che ho preso la cosa molto seriamente. Sono arrivato con il solito “netto anticipo Canneori” (20 minuti prima!?!?) e nell’attesa ho controllato più volte di avere con me il taccuino e la penna!!! Mi era stato accennato che c’erano da prendere appunti per poi informare i genitori e non volevo assolutamente perdere neanche una virgola.

Fortunatamente tutti, maestre e rappresentanti, mi sono sembrati partecipi, attenti; non ho visto facce svogliate e questo mi è sembrato almeno un buon inizio. Sono consapevole che per le maestre al termine di una giornata con 20/25 bambini non dev’essere semplice spendere altre 2 ore per confrontarsi con i genitori e lo stesso vale forse per i rappresentanti che magari arrivano dopo 8 ore di ufficio e una buona dose di traffico! Comunque mi è sembrato che tutti avessimo gli stessi buoni propositi, ovvero quello di rendere sempre più proficua, piacevole e costruttiva l’esperienza della scuola per i nostri bambini.

Tra i tanti argomenti che sono venuti fuori ce ne sono stati un paio particolarmente sentiti: gli atteggiamenti violenti di alcuni bambini e la difficoltà per le maestre di portare avanti una certa didattica vista la presenza di molti bambini stranieri.

Purtroppo è stato sottolineato come tanti bambini, specialmente maschi, continuino, pur essendo molti di loro al secondo o terzo anno, ad essere violenti e aggressivi con gli altri. Questi bambini tendono a concentrarsi in gruppi e non riescono a fare altre attività se non litigare con spintoni e botte. Non riescono ad instaurare un legame che non comporti una certa “fisicità” nè a fare dei giochi insieme. Se uniamo a questa tendenza anche il fatto che spesso le maestre sono da sole visto il drastico calo delle compresenze si capisce benissimo in quale clima queste devono lavorare. Purtroppo è un comportamento diffuso; in certe sezioni più esasperato che in altre ma soprattutto nelle classi eterogenee (presenza di bambini con età diverse) è stato notato un generale scarso rispetto delle regole.

C’è poi la questione dei bambini stranieri. In classe di Matteo ce ne sono 13 su 24, ovvero più del 50% mentre nelle altre classi la concentrazione è un pò minore. Il problema è che tanti di questi bambini non parlano l’Italiano nè lo comprendono. E questo cosa comporta? Che certe piccole attività diventano di difficile attuazione, come leggere le favole o spiegare le regole di un gioco. Allora capita che i bambini non sentendosi partecipi si allontanano iniziando autonomamente delle attività e questo porta instabilità nella classe e le maestre devono compiere uno sforzo maggiore per tentare di ricoinvolgere tutti.

Per quanto riguarda il primo problema, ovvero la violenza e il diffuso scarso rispetto delle regole non ho difficoltà ad immaginare che la questione non sta a scuola, ovvero che il problema dell’ingestibilità dei bambini un pò troppo irrequieti non sia da ricondurre alle maestre e al solo ambiente scolastico ma soprattutto ad una scarsa collaborazione dei genitori che spesso, troppo spesso, prendono sotto gamba l’importanza della scuola dell’infanzia, riducendola a mero parcheggio per i propri figli in vista dell’inizio della scuola “vera“.

Se i primi a non ascoltare ciò che dicono le maestre sono i genitori come possiamo sperare che certe regole le rispettino i bambini? Se un bambino si comporta male e la maestra lo riferisce alla mamma (solo per fare un esempio) e questa invece di punirlo o sgridarlo lo premia portandolo al parco o gli da una bella merendina  lo sforzo della maestra sarà stato del tutto inutile. Il genitore in quel momento avrà vanificato lo sforzo dell’insegnante, avrà sminuito la sua autorità davanti agli occhi del bambino. Purtroppo questo accade sempre più sovente perchè è diventato inaccettabile essere criticati, non si tollera che il proprio figlio venga ripreso, non si tollera che i comportamenti del proprio figlio vengano associati ad una scarsa o pessima educazione. L’equazione è: se mio figlio si comporta male vuol dire che l’ho educato male, se mio figlio è cattivo o violento lo sono anch’io, se mio figlio è un pessimo elemento lo sono anch’io. In realtà questo è parzialmente vero. E vero che molto dipende da noi genitori, che molto dipende da ciò che vive il bambino a casa ma ci sono anche altre variabili da tenere in considerazione e soprattutto bisogna capire che se c’è qualcosa che non va questo non vuol dire essere messi alla gogna.

Vuol dire prendere consapevolezza che effettivamente qualche errore è stato fatto e iniziare, genitori e figli, a rimediarvi; tutto qua. Fare come gli struzzi, nascondendo la testa sotto la sabbia e ridimensionare sempre tutto come se fossero episodi sporadici o fare una scrollata di spalle e dire “…purtroppo questo è il suo carattere…” non aiuta nessuno, nè il bambino in futuro, nè il nostro rapporto con lui, nè la scuola.

Per quanto riguarda il discorso dei bambini stranieri io sono felice che ci siano perchè ritengo sinceramente che l’integrazione, così tanto strombazzata, o avviene a scuola, da piccoli, da piccolissimi o diventa sempre più difficile. Se un bambino di 3 anni impara l’Italiano o almeno qualcosina è facile che lo trasmetta ai genitori, diventando lui, il più piccolo, una sorta di grimaldello, qualcosa con cui forzare certi isolamenti in cui le comunità di stranieri spesso si immergono. E’ attraverso di loro, dal basso oserei dire, che si possono cambiare certi atteggiamenti, smussare certe ostilità. Per Matteo, che il suo compagno abbia gli occhi più o meno a mandorla non interessa, l’importante è che giochi con lui, che gli sorrida, che si divertano insieme. Spesso non si chiamano per nome, non fa differenza se si chiama Xiang o Mohamed il bambino al suo fianco, l’importante è ciò che fanno insieme, ciò che condividono, perchè in fondo sono “solo” bambini, nè gialli, nè neri e di tutti gli stupidi pregiudizi che abbiamo noi adulti e questa stupida società semplicemente se ne fregano.

Il vero problema sono le risorse, perchè affrontare l’integrazione non è facile, ci vuole tempo, ci vogliono insegnanti preparate, ci vuole materiale adatto. La scuola invece sembra essere carente in tutto questo. Le ore vengono tagliate, la compresenza è sempre più scarsa e di materiale neanche l’ombra. Non si può sempre contare sul buon cuore e sulla capacità di improvvisare del personale che lavora. Ci vogliono investimenti e non parlo di milioni di euro, ci vuole solo più attenzione perchè spetta allo Stato fare il primo passo, mettere genitori e bambini stranieri nella condizione di potersi sentire “a casa“, senza ulteriori attriti, senza inasprimento delle differenze culturali. Si parla di integrazione, di politiche sociali, ma basterebbe davvero poco per far andare le cose meglio di così.

Lunedì 15 si ri – comincia!

11 Settembre 2009 Tiziano Lascia un commento

Giusto un anno fa pubblicavo questo articolo.

Un anno fa Matteo iniziava l’avventura della scuola materna e noi con lui abbiamo cominciato un percorso lungo, lunghissimo, ovvero quello della sua istruzione che durerà chissà quanto…

Un anno fa scrivevo di quante aspettative avevo per l’anno che cominciava, di quante cose speravo di poter vivere attraverso di lui, di come avessi aspettato quel momento…

Poi, se avete letto bene le pagine di questo diario, sapete com’è andata…

Lunedì 15 Matteo ricomincia un nuovo anno e lo ri – comincia davvero, nel senso che gli abbiamo cambiato scuola e per lui sarà tutto nuovo: le maestre, i luoghi, i bambini, i genitori… E’ stata una scelta non facile ma alla fine, tenendo conto di alcune cose per noi importanti che si sono mancate l’anno scorso, abbiamo fatto questo “salto” e spero che il tempo ci dia ragione.

Mi dispiace fargli vivere questo “cambiamento” e non riesco ad immaginare come la prenderà anche se da tempo abbiamo incominciato a parlargliene come una cosa necessaria e migliore per lui. Confido molto sul fatto che alcuni bambini che conosce se li ritroverà in classe e che il suo inserimento non sarà proprio un’immersione in una realtà consolidata e completamente estranea… Staremo a vedere…

Qeullo che spero io è di vederlo finalmente tornare a casa con il grembiule sporco, indice inequivocabile che ha giocato, disegnato, che ha fatto davvero qualcosa che lo ha coinvolto…

Spero di vederlo tornare a casa anche con qualche graffio, segno che magari ha urlato, corso e ha dovuto “chiarire” qualcosa con un amico…

Spero che torni a casa entusiasta e ciarliero e che mi racconti un sacco di cose nuove ogni giorno…

Spero che torni a casa felice di andare a letto presto perchè l’indomani si va a scuola…

Ecco quello che vorrei…

Dizione a colazione

11 Febbraio 2009 Tiziano 3 commenti

Scena: cucina della Canneori family

Personaggi: Io e Matteo

Situazione: Insieme seduti a tavola a fare colazione con un libro sugli animali

^^^^^^

Io: Mati, e questo cos’è?

Matteo: un Datto! Un bel Datto nero.

Io: Un gatto vorrai dire…

Matteo: Si, un datto.

Io: E questo, come si chiama?

Matteo: Un dufo.

Io: Gufo, non dufo… La G la pronunci D, non va bene pulcino, ma andiamo avanti. Qual’è il nome di quest’altro animale?

Matteo: Tane!

Io: Cane, Cane, non Tane, Cane.

Matteo: Si, tane, tane.

Io: E quest’altro?

Matteo: Uh, è un tottodrillo! Che bel tottodrillo vedde!

Io: Seeeee, bonanotte… tottodrillo… CoCCodrillo, CoCCodrillo Matteo, con la C non con la T!

Matteo: Si, la T, la T di Tane…e di babbo Tittiano.

Io: Ecco bravo. Ora proviamo qualcos’altro. Questo cosino giallo qui come si chiama?

Matteo: Oh, ma certo… è un Piore!

Io: Fiore, Fiore Matteo non Piore, ma cos’è un Piore?!?

Matteo: Questo qui babbo Tittiano, questo qui giallo, questo è un Piore…

Io: Lasciamo perdere… e questo animalino che vola?

Matteo: Uh, è una Pappalla, una bella Pappalla rosa…

Io: Si, una PaPPalla, un incrocio tra un pappagallo femmina e una palla… Mi sa che dovremo applicarci di più con il computer di Winnie caro mio… da domani ripetizioni.


Biennalina

11 Novembre 2008 Tiziano Lascia un commento
Biennalina

Biennalina

 

Magari venerdì o sabato ci fò un salto. Se siete fiorentini o gravitate in zona date un’occhiata al link qua sotto.

http://www.biennalina.it/direfare2008/ZeroDieci/p-19/il-salone-nazionale-delli.html

Leggere per sentirsi sollevati: round 1

25 Settembre 2008 Tiziano 1 commento

Martedì 23 si è tenuto il primo vero incontro dedicato alla formazione dei volontari per il progetto “leggere per sentirsi sollevati” (clicca qui, qui e qui per rinfrescare la memoria). Ecco una breve sintesi di come è andata.

L’appuntamento era fissato per le 17:00 alla ludoteca del Meyer; io sono partito a piedi dalla caserma verso le 16:15 visto che il tempo era buono e una bella passeggiata mi avrebbe fatto sicuramente digerire lo “straordinario” panino ingurgitato a pranzo: lampredotto con i porri… non so se mi spiego…

Mentre camminavo verso il Meyer una strana sensazione ha iniziato a crescere dentro di me, una specie di ansia, dovuta, credo, all’idea di stare per entrare in un ospedale, pediatrico per giunta; ho pensato a quello che avrei potuto vedere o sentirmi raccontare e un pò questo mi ha spaventato.

Quando sono arrivato davanti all’ospedale, fortunatamente, la brutta sensazione è andata via, via sparendo anche perché il Meyer tutto sembra tranne che un ospedale; è immerso nel verde delle colline a ridosso del centro di Firenze, ha una struttura articolata, non austera, fatta di vetro, di corridoi circolari, di legno a vista e così via,

Trovo la ludoteca al secondo piano e quando sono entrato nella stanza ho scoperto di essere l’unico ragazzo; all’interno c’erano già diverse persone ma tutte donne e questo mi ha un pò imbarazzato: ho pensato che forse mi ero “infilato” in una cosa più indicata alle donne che agli uomini, ma che fare? Ormai c’ero per cui mi sono seduto e ho aspettato che iniziasse l’incontro.

L’incontro è poi iniziato alle 17:15 circa con una platea di circa 35 persone, di cui 2 uomini: io e un ragazzo più o meno della mia età che sembrava già conoscere alcune persone della associazione Helios.

L’incontro verteva su:

“Grande svolta, grandi libri e lettori grandi”.  Storia, generi, filoni e capolavori della narrativa per ragazze e ragazzi tra i 9 e i 14 anni
Docenti: Antonella Lamberti e Selene Ballerini, bibliotecarie della Biblioteca di Villa Montalvo e documentaliste di LiBeR Database.

Devo dire che sia Antonella Lamberti che Selene Ballerini sono state bravissime; sono riuscite a mantenere viva l’attenzione per tutto il tempo e soprattutto hanno parlato in un modo molto comprensibile, chiaro e penetrante. Grazie a loro l’incontro è letteralmente volato via, quasi 2 ore bruciate in un batter d’occhio.

All’inizio l’Antonella ha spiegato in cosa consiste il loro lavoro: in Italia, ogni anno escono quasi 2300 nuovi libri per ragazzi e loro se li devono leggere/visionare/recensire/catalogare quasi tutti; in più gestiscono questo immenso patrimonio che è l’archivio (Liber Database) di tutta la narrativa per ragazzi uscita in Italia praticamente dal dopo guerra ad oggi… non so se rendo l’idea di quanti libri devono maneggiare in un anno… un numero incredibile…

Poi ha fatto una rapida cronistoria della narrativa per ragazzi, partendo dalla c.d. grande svolta che ci fu, secondo diversi ed autorevoli autori, nel 1987 quando uscì il libro “Le streghe”, edito da Salani nella collana degli Istrici. Un libro che per la prima volta si rivolgeva ai bambini non come tali ma come dei veri e propri consumatori, per cui maggior attenzione data al libro come prodotto commercile, al fatto che leggere diventava un piacere e non più una imposizione…

I bambini, piano, piano, sono diventati protagonisti attivi delle proprie scelte di lettura e in quel periodo iniziarono a spopolare anche i c.d. libri game, libri fatti per essenzialmente per giocare, senza un corpo predefinito e che dovettero subire numerose critiche da parte dei “puristi” della lettura ma che coinvolsero enormemente i giovani lettori di tutte le età.

Le scelte, dopo la grande svolta, iniziarono ad essere fatte non più solo in base agli autori ma anche e in misura sempre maggiore in base alla collana; la collana diventò una specie di ”bollino di garanzia“.

Attualmente “la collana” intesa come sopra sta già sfumando… Ora quello che “conta” è il personaggio, la saga, la serie. Pensiamo, solo per fare un esempio ad Harry Potter o Geronimo Stilton. C’è però un rischio connesso a questo tipo di approccio ed è quello dell’affezione, del ”legarsi” troppo proprio al personaggio trascurando altre pubblicazioni, altri generi.

Poi si è passati a parlare in maniera più specifica del Meyer e ci è stato spiegato di come sono stati scelti i libri che compongono o andranno a comporre la biblioteca. Tali libri sono stati scelti da un archivio, sempre della Liber, denominato “almeno questi“. Già dal nome si capisce la composizione di detto archivio: si tratta di quei libri che per diversi fattori non possono mancare in una biblioteca per bambini e ragazzi, qualsiasi essa sia e che sono ancora in commercio.

Successivamente è stata fatta una carrellata sui vari generi dei libri per ragazzi, dalla fantascienza (oggi in calo), al fantasy (oggi molto in voga), ai classici (s’intendono i libri scritti prima del 1945 e godibili da più generazioni), ai gialli, ai libri Horror ed infine le c.d. storie fantastiche. Per ogni genere è stato portato un libro a mò di esempio e a breve pubblicherò la lista di questi libri, tutti davvero molto interessanti.

Durante ques’incontro ci sono dati anche dei consigli su come scegliere i libri per i bambini e su come introdurli alla letture e io li ho trovati molto utili quale “selezionatore” presente e futuro dei libri per i miei figli:

  1. Non si dovrebbero mai proporre ai bambini storie con situazioni irrimediabili, anche se fantastiche, ci deve sempre essere “una via d’uscita”, una “seconda opportunità” e soprattutto un lieto fine;
  2. E’ importante scegliere i libri in base al sesso del lettore e a quello del protagonista (un libro adattissimo ad una adolescente può essere noiosissimo per un coetaneo di sesso maschile e viceversa);
  3. Bisognerebbe porre attenzione ai temi trattati e soprattutto a come vengono trattati, non tutto è ”degno” di essere letto. Magari un libro di successo usa un linguaggio sbagliato, eccessivo o affronta temi troppo complessi per il pubblico a cui si rivolge o per coloro a cui abbiamo pensato di consigliarlo;
  4. Il libro non è una medicina, non si può parlare di una vera e propria “libroterapia”. La lettura è terapeutica per diversi motivi ma sotto altri aspetti ma di per sè non aiuta a risolvere dei problemi di salute

In sintesi, scegliere dei libri per i propri figli o comunque per qualcuno è davvero un compitoimportante, che richiede una certa dedizione; sarebbe meglio averli già letti per sapere se davvero sono adatti a loro o comunque sarebbe opportuno informarsi sulla trama e in generale sulla qualità di ciò che i nostri figli andranno a leggere.

Leggere, questo è certo, aiuta nella crescita e nello sviluppo di un bambino e dal mio punto di vista leggere aiuta a diventare un educatore migliore.

Aspetto con ansia il prossimo incontro che si terrà il 1 ottobre.

Volontariato al Meyer

15 Settembre 2008 Tiziano 3 commenti

In un precedente post (leggi qui) avevo scritto della mia voglia di fare il volontario da qualche parte e del fatto che l’occasione mi si era presentata frequentando la biblioteca di Campi Bisenzio; qui, infatti, avevo letto di un corso finalizzato alla preparazione di volontari addetti alla gestione della futura biblioteca dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Finalmente oggi mi è arrivata la e-mail dell’associazione Helios che si occupa dell’organizzazione della cosa. Il 23 ottobre si parte per un ciclo di 3 incontri che saranno appunto finalizzati alla preparazione di noi volontari. Ecco il programma:

Un libro in pediatria, leggere per sentirsi sollevati
Il nuovo servizio di biblioteca del Meyer

Programma corsi

Il corso si terrà presso l’aula formazione al primo piano dell’Ospedale Meyer in Viale Pieraccini 24 dalle ore 17 alle ore 19:

23 settembre

Grande svolta, grandi libri e lettori grandi

Storia, generi, filoni e capolavori della narrativa per ragazze e ragazzi tra i 9 e i 14 anni
Docenti: Antonella Lamberti e Selene Ballerini, bibliotecarie della Biblioteca di Villa Montalvo e documentaliste di LiBeR Database

1 ottobre

Libri maturi per acerbi lettori

Dal libro oggetto ai racconti illustrati offerte editoriali e proposte adatte a bambini e bambine fra gli 0 e gli 8 anni
Docenti: Antonella Lamberti e Selene Ballerini, bibliotecarie della Biblioteca di Villa Montalvo e documentaliste di LiBeR Database

23 ottobre

La lettura che… ti cura

Agitarsi prima dell’uso: strategie per leggere e per far leggere
Non è una puntura, ma punge. Non è una benda, ma lega. Non è una medicina, ma cura. La lettura, insomma, può far bene. Perché lo faccia per davvero, bisogna saperla adoperare: conoscere le dosi, sapere quando somministrarla e come. In un incontro senza ricette discuteremo di lettura e di lettori, di libri e di strumenti e metodi per far leggere: quali libri, come leggerli, raccontarli, presentarli.
Docente: Eros Miari, esperto di promozione della lettura

Io sono molto ansioso di cominciare questa nuova avventura per diverse ragioni: la prima è che nonostante tutto proceda bene a casa inizio a sentire il bisogno di avere un pò di spazio “tutto mio“, un’attività diciamo esclusiva in cui rigenerarmi e in cui trovare stimoli nuovi; la seconda è che ho sempre lodato chi aveva e ha trovato il tempo di dedicarsi un pò agli altri ma a mia volta non ho mai trovato prima d’ora il coraggio e la voglia di fare altrettanto; la terza è che semplicemente adoro i bambini ed i libri e questa forma di volontariato unisce proprio queste 2 “passioni” ed infine perché io da piccolo sono stato “ospite” del vecchio Meyer e ancora ricordo quei giorni non proprio “felici“. Penso quindi che riuscire a portare un pò di sollievo a quei bambini che per diverse ragioni sono ricoverati in ospedale sia un bel gesto, un gesto che mi sarebbe piaciuto ricevere anche a me all’epoca…

E’ ovvio che alcune cose mi spaventano anche, una su tutte la paura, una volta lì dentro, di trovarmi faccia a faccia con realtà e con storie di cui non sò se riuscirò a sostenere il peso… parliamo sempre di un ospedale pediatrico per cui c’è la possibilità, purtroppo, di imbattersi in situazioni anche più gravi di un taglio sul sopracciglio o di una contusione… vedremo… per adesso non ci penso anche perchè a certe cose è davvero impossibile prepararsi.

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9 Settembre 2008 Tiziano Lascia un commento

Manca un giorno e poi Matteo inizierà la fantastica avventura della scuola.

Sembra impossibile che siano passati 3 anni e più, eppure è così… il nostro piccolo omino è in qualche modo “già grande” e s’appresta ad affrontare uno dei passaggi fondamentali della sua vita. Questa prima e all’apparenza ”piccola tappa” è in realtà un passaggio dai mille significati e che racchiude davvero tante cose, tra cui diversi ostacoli: innanzitutto il primo, vero distacco dai noi genitori, il secondo è quello di dover vivere in comunità ed il terzo è quello di dover attribuire l’autorità ad una persona che non si conosce. Questi, sono a mio personalissimo avviso i primi grandi ostacoli che Matteo dovrà affrontare.

Con tutta probabilità (mi auguro) sarà un passaggio indolore o quasi, perchè conoscendo Matteo immagino che vivrà lo stare con gli altri bambini e con la maestra Stefania come una gioia immensa, tanta è la sua energia e la sua voglia di giocare e di coinvolgere tutti coloro che gli stanno intorno. Ma sicuramente dovrà affrontare anche dei piccoli (spero) traumi e noi dovremmo essere capaci di saper cogliere anche piccole sfumature di insofferenza, di disagio onde potergli permettere di vivere questa esperienza nella maniera più serena.

Se ci pensate bene da domani e fino a chissà quando Matteo frequenterà “la scuola”: studierà, apprenderà milioni e milioni di cose, conoscerà centinaia di bambini, bambine, ragazzi, ragazze, insegnanti, ecc., ecc… Domani è veramente “l’inizio” di un percorso, di un cammino molto, molto lungo.

Personalmente ho deciso di prendere delle ore di permesso e unirmi a Silvia nell’accompagnarlo a scuola. Credo che per lui sarà importante avere entrambi i genitori vicino anche se già m’immagino come ci abbandonerà una volta che avrà visto la maestra Stefania e avrà capito che a scuola, almeno per, ora si gioca e ci si diverte con tanti altri bambini. Per noi sarà un momento indimenticabile e vogliamo viverlo assieme, mettendo da parte per un attimo la Ceci e dedicare tutta l’attenzione e l’amore possibile al nostro omino.

In bocca lupo, cucciolo e guarda sempre avanti…

Categories: Figli, Istruzione, Personale

Progetto TRIO

7 Agosto 2008 Tiziano Lascia un commento

Vorrei segnalarvi un progetto della Regione Toscana di cui sono venuto a conoscenza grazie alla mia Amministrazione. Si tratta del Progetto TRIO, un portale interamente dedicato alla formazione c.d. “a distanza”, ci sono circa 1200 corsi suddivisi in 13 aree tematiche tra cui Informatica, Lingue, Pubblica Amministrazione, Scuola e formazione professionale e molto altro.

Io mi sono iscritto ad un paio di corsi e precisamente “Realizzare pagine HTML – modulo base” e “Siti web – progettazione e realizzazione”, entrambi appartenenti all’area informatica – linguaggi e progettazione web.

Per adesso ho letto qualche lezione e scaricato e stampato qualche pagina. Spero di avere il tempo di poterli seguire con assiduità. Comunque la prima impressione è ottima. Sono felice di segnalare a tutti questa possibilità che la Regione Toscana ha messo a disposizione gratuitamente; di questi tempi non è poco! Approfittiamone!!! 

Studiare non serve(?)

11 Giugno 2008 Tiziano 5 commenti

Questo sembra essere il (drammatico) dato che emerge da un rapporto del Censis. Secondo tale rapporto, infatti, ben l’80% (ottanta!) degli adolescenti Italiani si interroga sull’utilità dell’andare a scuola, ritenendo questa attività “solo un modo per occupare il tempo” (?!). Inoltre il 55% del medesimo campione ritiene l’iscrizione universitaria “scontata” solo per mancanza di alternative.

Ma ci rendiamo conto della gravità di questi numeri? Gli adolescenti di oggi sono il futuro di questo Paese e non è solo una frase fatta; ma che futuro ha un paese i cui giovani si sentono svuotati, annoiati, senza possibilità e soprattutto quando ritengono che “i percorsi di costruzione dello status sociale e del benessere” possono essere altri, prescindendo dall’istruzione?

Io penso che questo futuro sarà sempre più nero se chi ha in mano la possibilità di fare concretamente qualcosa non si sveglia in fretta; e mi riferisco a noi genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che intervengono nel processo formativo dei bambini e poi degli adolescenti. Non possiamo pensare e tollerare che i nostri giovani siano e rimangano dei ragazzini ignoranti che badano solo ai vestiti di marca, ai soft drinks, alle consolle, ai videofonini e che si divertano a fare i bulli.

Ovviamente penso che la maggioranza dei giovani di oggi non sia catalogabile in questo modo, ma la minoranza che lo è e che si vede in giro aumenta di unità sempre più in fretta.

Proprio la scuola dovrebbe essere il luogo dove i ragazzi dovrebbero avere la possibilità di acquisire quella maturità e quelle conoscenze tali da fargli capire dove e come collocarsi nel mondo, dove far nascere e crescere un buon spirito critico… invece i nostri ragazzi nella scuola sembrano vederci solo una perdita di tempo, solo un modo per passarlo, il tempo… che tristezza signori miei, che tristezza.

Siamo davvero condannati a sentire sempre più spesso conversazioni del tipo che vi riporto, a cui ho personalmente assistito all’interno di una pasticceria non più di qualche giorno fa:

A: oh, ma ieri era vestita da troia? No perché m’ha detto B “andiamo a casa di C che c’è D vestita da troia…”

D: io vestita da troia? No, macchè! Diglielo anche tu E che ieri non ero proprio vestita da troia…

E:… io non mi ricordo, che portavi…. ma giusto un pò le puppe di fori ma poi per il resto…

D: Visto? Avevo gli stessi pantaloni di oggi e una canottiera con un pò le puppe di fuori ma non ero vestita da troia, m’ha comunque poi a casa di C non ci sono andata…. ma voi ci sareste venuti??? No perchè domani me la rimetto se gli è piaciuta a B….

A:… ma ora si vede… non so che cazzo fare se andare da B a giocare con la Play o bò, magari si va a fumare al parco…

E poi continua, in un baratro di parolacce, urla, battute spinte e doppi sensi lanciati e ricevuti il tutto condotto da adolescenti non più grandi di 14 anni… non aggiungo altro…

In tutto ciò mi ha confortato, e poi capirete perché, leggere una breve intervista a Giacomo Cardaci, 22 anni, autore de “Gli alligatori al Parrini” il quale ha dichiarato che il problema di fondo non risiede nella scuola ma con tutta probabilità nelle famiglie (capito!), le quali difettano dell’idea di investire sull’istruzione dei propri figli, le quali invece di regalare cellulari (con cui filmare scempi a edifici pubblici come quello avvenuto vicino Torino) e motorini (con cui ci si ammazzano) dovrebbero regalare ai propri figli la possibilità di studiare, magari iscrivendoli a corsi d’inglese e magari mandandoli anche all’estero a fare esperienze utili per il loro futuro.

Per cui si ritorna a quanto detto in precedenza: i genitori, che hanno per primi la capacità di influenzare la vita dei propri figli, devono impegnarsi al massimo affinchè in loro non cresca e non maturi un’idea malsana come quella emersa dal rapporto del Censis. Non è un richiamo ad essere bigotti o severi oltre modo ma bensì un appello a ritrovare e coltivare il piacere profondo di infondere ai propri la voglia di studiare, sapere e conoscere…