Maledetto venerdì. Oggi sono proprio cotto. Stanotte la Cecilia ha deciso, verso le 3, di prendersi una pausa dal sonno, giusto un’oretta…
Nessun tentativo di farla riaddormentare è servito a qualcosa così, dopo uno snervante cullamento, abbiamo deciso di fargli un bel biberon di latte nella speranza che la “panza piena” le conciliasse il sonno, e così, fortunatamente, è stato.
Nel frattempo, però, visto che dovevo tenerla un pò su per agevolarle la digestione, mi sono guardato su RaiSport un bel servizio sulla carriera di Bettini e alla fine tra il ruttino e uno sprint si sono fatte quasi le 04:30!!
Non vi dico come sia stato rimettersi a letto. Dopo tutto quel tempo ho fatto fatica a riprendere sonno e quando ci sono riuscito è praticamente suonata la sveglia!!!
Da qualche tempo a casa Canneori mettere a letto i pupi e gestire il loro sonno è diventato complicato, ma non è sempre stato così: ecco una breve cronistoria.
Quando nacque Matteo noi abitavamo a Torino in un ampio bilocale per cui non ci fu scelta. Il suo lettino fu inserito in camera nostra (l’unica disponibile), attaccato al lettone. Ovviamente questa soluzione, adottata da moltissimi genitori soprattutto nei primi mesi di vita del bambino, si rivelò molto comoda anche per noi in quanto riuscimmo a tenere sotto controllo il suo sonno e ad allattarlo (non io, ovviamente
) senza che Silvia si dovesse alzare nel cuore della notte. Di contro, però, c’era la paura che il piccolo Matteo si abituasse subito (e bene) a questa sorta di convivenza e che successivamente potesse risultare difficile riuscire a farlo dormire nella sua futura cameretta. Per certi aspetti questo non è accaduto e poi vi spiego perchè.
La cosa che vorrei evidenziare è che spesso oltre a dover decidere sul dove far dormire i bambini, noi neo-genitori siamo spesso angosciati sul come farli dormire: in braccio cullandoli? mettendoli da soli nel loro lettino da svegli? In mezzo a noi? Insomma la questione non è semplice perchè sia per un metodo che per l’altro si possono elencare sia dei pregi che dei difetti così come ci sono molte persone sia a favore che contro un metodo o l’altro.
Nel nostro caso, visto che Matteo è stato un bambino allattato al seno non abbiamo avuto molte chance. Allattare al seno comporta, solitamente, che il pupo, soprattutto di notte, si addormenti “sulla poppa“, ovvero direttamente in braccio. Questo risulta comodo, da una parte, perchè trascorso il canonico quarto d’ora, lo si può “depositare” nel lettino senza grossi problemi. Di contro, però, il pupo medesimo si abitua ad addormentarsi cullato tra le braccia, sentendo il contatto del corpo, soprattutto quello della madre e questa abitudine è dura a morire. Anche di giorno e anche dopo che l’allattamento è finito, il bambino sembra non poter fare a meno di quel contatto, di quel modo di addormentarsi che ha caratterizzato i suoi primi mesi di vita.
Matteo ovviamente non ha fatto eccezioni e praticamente fino a poco tempo fa, ovvero fino a quando siamo riusciti a tenerlo in braccio per cullarlo lui si è sempre addormentato così… Certo bisogna essere “allenati” perchè c’è bisogno di due braccia così, ma cento volte meglio cullare un bambino anche cresciutello che dover adottare tecniche assurde tipo la tv accesa tutta la notte, oppure il giro in macchina dell’isolato o un buon bicchierino di Noprom (per chi non lo conosce ecco un piccolo articolo esplicativo)!
Trasferiti a Campi Bisenzio, per 11 mesi abbiamo abitato a casa di mia madre, disponendo di una camera tutta per noi e le cose sono rimaste pressochè invariate. Quando poi la nostra “reggia” fu pronta decidemmo che era giunta l’ora che Matteo si staccasse in un certo senso da noi. Aveva quasi un anno e mezzo, il suo dormire continuava ad essere tranquillo e così appena trasferiti il suo lettino fu spostato nella sua nuova cameretta.
Non vi dico i primi giorni. Silvia aveva un’ansia tremenda. Aveva paura di non riuscire a sentirlo piangere (come se i suoi decibel non fossero stati sufficienti a superare quei 3 metri che ci separavano), aveva paura che gli potesse succedere qualcosa senza che noi ce ne accorgessimo (come se la vicinanza al lettone fosse una sorta di amuleto contro tutti i mali)… Insomma, all’inizio fu quasi più dura per noi che per lui!! Matteo, invece, sembrò quasi subito abituarsi alla cosa e non ebbe particolari problemi.
Tutto questo idillio fu interrotto quando morì il babbo di Silvia. Di colpo, la notte del 4 dicembre 2006, fummo costretti a partire in piena notte con Matteo e mia madre e quel risveglio brutale, con noi in preda al panico deve averlo scosso tremendamente. Infatti, quando tornammo a casa, dopo più di 3 settimane nelle quali dormì sempre con noi nel lettone, Matteo non volle tornare nella sua cameretta e ogni tentativo fu vano. Fummo costretti a portare il suo lettino nella nostra camera e ripetemmo l’esperienza della convivenza del “tutti in una camera ma ognuno nel suo letto”.
continua…
Le vs. opinioni