Cecilia ha poco più di 8 mesi e da qualche settimana abbiamo iniziato a somministrargli del latte vaccino al posto di quello c.d. di “proseguimento” (noi usavamo il Mellin 2 liquido).
Già per Matteo c’eravamo posti il problema di quando effettuare questo “switch” ma fortunatamente non ce ne fu bisogno in quanto Matteo, arrivato all’incirca al 9° mese di crescita, del latte non ne volle più sapere o quasi; smise di prenderlo al seno e non lo chiese più, semplicemente. C’è da dire anche che Matteo non fu abituato nè chiese mai il latte dopo cena oppure a metà nottata; dopo lo svezzamento, avvenuto circa a 6 mesi, prese la poppa ancora solo a colazione e fino appunto al 9° mese e poi basta. Da lì in avanti ha sempre mangiato il latte vaccino a colazione diluito nel biberon e non ha avuto alcun problema (2/3 di latte ed 1/3 di acqua oligominerale).
La Cecilia, invece, è molto più “amante” del latte e oltre alla colazione, lo beve anche a metà nottata e spesso anche dopo cena, prima della nanna… non per niente assomiglia ad un piccolo buddha…hahahah… Comunque nel suo caso il ricorso al latte vaccino sta comportando riflessioni più profonde visto le elevate quantità giornaliere che ne consuma.
Spippolando su internet e comparando quanto rinvenuto con le indicazioni ricevute nel corso del tempo da pediatri, conoscenti e simili emerge che “normalmente“ l’introduzione del latte vaccino viene fatta non prima del compimento del primo anno di età; questo perché il c.d. latte di proseguimento avrebbe delle caratteristiche migliori per i bambini di quell’età rispetto a quello vaccino.
In merito riporto un chiaro articolo rinvenuto sul sito di mammaepapà.it:
- è responsabile di un eccessivo apporto di proteine e di sali minerali (sodio in particolare): tutto ciò rischia di portare ad un sovraccarico di lavoro per i reni del lattante che sono ancora impreparati a smaltire una concentrazione così elevata di proteine e minerali (si verifica infatti un innalzamento dei livelli plasmatici di azoto e si provoca quello che in termini medici viene definito un elevato carico renale di soluti)
- contiene livelli di ferro trascurabili e a biodisponibilità molto bassa: in altre parole il poco ferro contenuto nel latte di latteria viene assorbito solo in minima parte dall’organismo
- induce microemorragie gastrointestinali, non visibili a occhio nudo, anche in assenza di segni di intolleranza al latte: ciò può aumentare la probabilità di andare incontro ad un’anemia. Infatti la frequenza di sideropenia (cioè di bassi livelli di ferro nel sangue) a 12 mesi è significativamente più elevata nei lattanti che ricevono latte vaccino. La sideropenia, anche senza anemia manifesta, può influire negativamente sullo sviluppo psicomotorio e comportamentale del bambino
- non contiene una sufficiente quantità di acidi grassi essenziali (indispensabili per una corretta formazione delle fibre nervose e della struttura delle membrane cellulari) e di vitamine (soprattutto la vitamina D, fondamentale per fissare il calcio nelle ossa, la vitamina A, che protegge la pelle e le mucose e rinforza la vista, e la vitamina C, che possiede un’azione anti-infettiva e ha un ruolo importante nell’assorbimento di ferro da parte dell’organismo)
- la diluizione del latte vaccino con l’acqua, con l’aggiunta del comune zucchero da cucina, se da una parte riequilibra la concentrazione di proteine e minerali (abbassandola), dall’altra diminuisce ulteriormente il contenuto di acidi grassi essenziali, riduce la quantità di vitamine e di altri micronutrienti, e apporta come carboidrati soprattutto il saccarosio e non, come accade con il latte di proseguimento, il lattosio o altri zuccheri come le maltodestrine.
Clicca qui per leggere l’articolo per intero.
Leggendo le indicazioni di cui sopra, un genitore dotato di comune buon senso non darebbe mai o quasi il latte vaccino al suo piccolo prima dei 12 mesi, ma secondo me ci sono da fare delle precisazioni per arginare il catastrofismo: 1) sovraccarico di lavoro per i reni: come scritto nell’ultimo punto, la diluizione del latte con acqua oligominerale specifica per bambini (2/3 di latte ed 1/3 di acqua) permette di ridurre significativamente la concentrazione di “soluti ” ed il sovraccarico per i reni per cui quell’inconveniente può essere superato senza grosse difficoltà; 2) non contiene una sufficiente quantità di acidi grassi e di vitamine: in questo caso la cosa è facilmente superabile utilizzando un integratore come il Protovit, il quale, con poche gocce al giorno, permette un apporto di vitamine idoneo e specifico per i bambini piccoli.
Inoltre ritengo che un bambino già svezzato e che fa mediamente 2/3 pasti a base di pappe ove sono contenute verdure, carne e pastina credo che sia sufficientemente coperto dal punto di vista nutrizionale per quanto riguarda ferro e acidi grassi essenziali.
Secondo me la cosa migliore in assoluto sarebbe quella di iniziare lo svezzamento quando il pupo/a riesce ancora ad essere allattato al seno. Questa situazione dovrebbe essere protratta il più a lungo possibile e magari fino appunto ai 12 mesi; da lì in poi il bambino potrebbe gradualmente abbandonare il seno per il latte vaccino che a quel punto non avrebbe più controindicazioni.
Certo, questo sarebbe la cosa ottimale ma penso che l’anticipo di qualche mese non comporti grossi problemi; per adesso la Cecilia non sembra averne risentito in alcun modo… Sulla scelta di quale latte vaccino sia più indicato per i bambini vi invito a leggere questo articolo (clicca qui) che sostanzialmente consiglia di somministrare latte fresco intero non bollito.
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