Dedicato ai 30enni
Dedicato a tutti quelli della nostra generazione… a tutti coloro che guardando questo video, con gli occhi un pò lucidi per il tempo che è passato, diranno mille volte…”te lo ricordi??? Noooooo, ma pensa…ecc.., ecc…“
Dedicato a tutti quelli della nostra generazione… a tutti coloro che guardando questo video, con gli occhi un pò lucidi per il tempo che è passato, diranno mille volte…”te lo ricordi??? Noooooo, ma pensa…ecc.., ecc…“
Ho appena finito di guardare la trasmissione ANNOZERO di Santoro, in onda su Rai2 e ho un pò d’amaro in bocca.
Ho visto le immagini degli scontri tra studenti avvenuti ieri a piazza Navona e ne sono rimasto colpito… ho ascoltato le parole di alcuni giovani studenti di sinistra e altre di “meno giovani”studenti di destra e anche queste mi hanno colpito…
La questione è che tutti dicono che protestare è sacrosanto così come voler studiare, tutti affermano che l’onda è trasversale e apolitica salvo poi finire per accusarsi gli uni gli altri di essere faziosi o fascisti, di stare con i baroni o di stare con il governo.
Tutti dicono “”"leggiamo le carte e discutiamo dei contenuti” ma alla fine nessuno lo fa, nessuno prende in seria considerazione l’ipotesi di poter dare ragione agli argomenti dell’altro… meglio accusare, urlare, rinfacciare che confrontarsi. Ma di questo passo dove finiremo?
Ho pensato ai miei figli che dormono, beati loro, nella cameretta qui di fianco… per loro la scuola e l’università sono mondi ancora lontani che magari cambieranno mille altre volte prima di essere raggiunti eppure un piccolo brivido l’ho provato. Ho pensato a loro e a ciò che studieranno, al come lo faranno e dove li porterà… ho pensato alle parole che alcuni giovani ricercatori di Pisa hanno detto durante la trasmissione ed ho immaginato i miei pupi fra trent’anni ancora qui, con noi genitori, precari senza futuro, adulti in bilico senza autonomia… ho pensato a loro anche quando hanno intervistato quella brava ricercatrice Italiana che ora insegna in America e me li sono immaginati all’estero, realizzati, felici ma lontani…
Il futuro sembra davvero incerto; la realtà delle cose, i numeri, tutto sembra poter essere smentito, ribaltato, manipolato ad uso e consumo di chi parla, di chi dirige, di chi si oppone… In questa strana e stupida guerra di ruoli e di poteri gli unici che davvero ne moriranno saranno le persone normali come noi che dovranno affrontare insieme ai propri figli un futuro forse peggiore del presente, che dovranno rispondere a domande scomode su chi e come questo sia potuto accadere.
Volete rendere felice un bambino come Matteo con pochissimo sforzo? Cercate un ristorante, una pizzeria, un fast food, un Mac Drive, un bar, insomma qualunque luogo dove si possa sedere e consumare qualcosa da mangiare etvoilà! Vedrete spuntargli di colpo un sorriso a 85 denti… se poi lo servono allora è l’apoteosi!
Non so proprio come gli sia venuta questa inclinazione ma quando ci capita di entrare da qualche parte a mangiare, che sia una merenda o una cena o un gelato è davvero curioso osservare come si immedesimi nella parte del cliente/consumatore, come si cimenti a mangiare composto, ad usare i tovaglioli, come osserva tutto quanto lo circonda, ecc…
Sabato mentre passeggiavamo per il mercato di Sesto F.no ad un certo punto ha urlato:”"”Babbo guarda!”“” e sembrava che indicasse un pulmino della polizia municipale dotato di lampeggianti, ed io:”"”Uhhh, amore hai visto che bello??“”" pensando alla sua nota passione per camion, ruspe, macchine della polizia e simili ,e lui:”"”no babbo, no pulmino, la pizzeia!“”"…..!
In effetti alle spalle del pulmino c’era una pizzeria al taglio dove lui è entrato solo una volta e molto tempo fa… si vede che gli è rimasta nel cuore! Appena siamo entrati non c’è stato verso di farlo stare fermo: voleva sedersi e contemporaneamente prendere i tovaglioli, le cannuccie, la pizza bianca, quella rossa, quella col “posciutto“, voleva aprire il frigo delle bibite, andare a trovare il pizzaiolo, ecc…, ecc… Si è calmato solo quando è arrivata la sua pizza margherita che lui avrebbe voluto “più gande, osì” allargando le braccia….
E’ un periodo in cui mi capita troppo spesso di sentire “espressioni di pensiero” diciamo estreme, espressioni formulate anche su argomenti non di diretta pertinenza o conoscenza di coloro che le pronunciano ma fatte in modo tale da indurre chi le sente o le legge da far credere che l’interlocutore sia o un esperto nella materia, o uno studioso o magari un genitore molto preparato.
Ma come mai io non riesco mai a pronunciare tali “espressioni“?
Come mai mi ritrovo spesso nella condizione di mettermi in discussione, di revisionare il mio pensiero alla luce di nuove indicazioni, di esplorare nuovi territori e di ripassare con un diverso atteggiamento su quelli già conosciuti?
Perchè, di contro, il numero degli arroganti, degli urlatori, degli pseudo esperti si è enormente ampliato dando spazio anche a chi non lo merita?
Perchè, solo per fare dei semplici esempi, il Ministro Brunetta si permette di parlare di come lavorano i magistrati, di affermare che lavorano nel caos, di dire e che lui sa (parola magica) come risolvere il problema quando non è competente in materia (è un avvocato? Un giudice? Un magistrato?) e non ha frequentato i tribunali? Se lo avesse fatto saprebbe che è sicuramente vero che alcuni magistrati sono fannulloni ma è altrettanto vero che il problema della giustizia non è questo; è la mancanza cronica di fondi, è la presenza di troppe leggi molte delle quali malfatte, ecco cosa rallenta la giustizia. Perchè una ragazzina di 16 anni, in uno dei tanti cortei di questi giorni, si permette di urlare il suo dissenso e quando viene intervistata non sa neanche spiegare perchè è lì e deve farselo suggerire dai compagni?
Questo mi sembra un altro triste segno di questi tempi dove tutti ci sentiamo in grado di dire la nostra anche su ciò che non si conosce, ponendo il nostro pensiero non come opinione ma come valore.

Lo scaffale volante
Ieri sono andato al Meyer dove ho fatto per la prima volta il “tirocinante” per lo scaffale volante. Questo tirocinio è l’atto conclusivo del percorso che “spero” mi porterà a fare il volontario alla biblioteca del Meyer. E’ stato ritenuto opportuno dai responsabili della ludoteca e dal personale della Helios, prima di iniziare la nostra attività vera e propria, di farci prendere confidenza con la lettura a dei bambini che si trovano in quel particolare contesto e soprattutto di farci toccare con mano quelle che sono le situazione tipiche in cui ci imbatteremo una volta che la biblioteca avrà aperto i battenti.
Qualcuno si chiederà: cos’è lo scaffale volante? In pratica si tratta di un carrellino a tre ruote, gentilmente donato da una famiglia che credo abbia perso il proprio pargolo proprio al Meyer (ho letto di sfuggita una targhetta sul suddetto scaffale), fatto a mò di espositore mobile dove gli operatori della ludoteca inseriscono i libri che di volta in volta selezionano per i piccoli ospiti dell’ospedale. Una volta che il carrello è pronto parte “la spedizione“!
Lo scopo è quello di girovagare per i corridoi del Meyer alla ricerca di bambini che magari sono in attesa di entrare al pronto soccorso, o che soggiornano al day hospital e di leggere loro qualcuno dei libri prescelti al fine di alleviare il loro forzato “soggiorno“. Premetto che il nuovo Meyer è una struttura fantastica gia di per sè e che lo stare lì è sicuramente meno noioso che lo stare in altre strutture similari ma francamente tutti sanno che una lunga attesa ad un pronto soccorso, magari con un codice bianco, pur se fosse a Disneyland sarebbe sempre una noia immensa…. Ecco allora che interviene lo scaffale volante.
Immaginate di veder comparire all’improvviso questo “coso” verde a tre ruote in mezzo ad una sala d’attesa e di ascoltare un simpatico 50enne che con dolcezza e molta, molta esperienza chiama a raccolta i bambini di ogni età per far loro leggere o per leggergli fiabe, favole, filastrocche, ecc…, ecc…
Devo ammettere che è stato F A N T A S T I C O poter assistere allo stupore dei bambini e dei genitori nel vederci arrivare in mezzo a loro, vedere come dopo l’iniziale scetticismo molti piccoli pezzettini si sono avvicinati incuriositi e meravigliati da questa novità, vedere la loro gioia nel poter scegliere un libro e nel sentirselo leggere, veder spuntare sorrisi nei visi dei genitori, vedere come possono passare serenamente anche 2 ore in un pronto soccorso fra risa e versi di animali.
Purtroppo il prossimo scaffale volante, per quanto mi riguarda, partirà il 27 novembre e mi dispiace molto di questa lunga attesa; quella di ieri è stata davvero un’esperienza meravigliosa che m’ha lasciato carico di energia tant’è che tornato a casa, dopo aver comprato un bel libro di filastrocche di Halloween, ho letto a Matteo per più di un’ora prima di cena!!!
Quando si viene a conoscenza di una bella iniziativa si ha il dovere di sponsorizzarla, di sostenerla. Nelle pagine di questo blog ho sempre affermato che la vera forza della rete è la condivisione e per questo motivo eccomi qua a segnalarvi in questo mio piccolissimo spazio un sito utile e carino che mi è stato “suggerito” da un’amica.
Il tema dei pannolini lavabili (da alcuni conosciuti solo coni il termine popolini), lo dicono le mie statistiche, è uno dei più cliccati e letti in assoluto sul blog, segno inequivocabile di un interesse forte e soprattutto crescente verso questo tema ambivalente, del risparmio e della salvaguardia dell’ambiente.
Piccola premessa: noi non abbiamo ancora “switchato” ma solo, e non lo dico per giusticarci, perchè è un periodo dove riusciamo a malapena a far fronte all’ordinario, a sopravvivere. Tentare di inserire questa nuova pratica ho paura che ci darà il colpo di grazia, perciò attendiamo un momento di allentamento della tensione per provare, magari sotto le feste…non è mai troppo tardi!
Detto questo vi segnalo il sito che si chiama, appunto, www.pannolinilavabili.info e che tratta in maniera molto esaustiva l’argomento: da come si usano, alla descrizione dei vari tipi in commercio; c’è addirittura un link che riguarda le amministrazioni comunali che incentivano l’uso dei pannolini lavabili, in varie forme. A riguardo vorrei sottolineare, ma non me ne voglia nessuno, che le uniche regioni veramente impegnate in questo senso sono il Trentino ed il Veneto, seguono Lombardia, Liguria ed Emilia ma con iniziative minori. Per il resto tabula rasa, compresa la Toscana.
Per i futuri genitori o per coloro che lo sono diventati da poco dico di provarci e di non sprecare questa occasione concreta di fare qualcosa per l’ambiente dove poi dovranno crescere i nostri figli.
Stasera io e Silvia ci siamo ritrovati a chiacchierare sul letto come non succedeva da tempo. Lei era già in pigiama e ficcata sotto le coperte, io attendevo che il pavimento della cucina finisse di asciugarsi. Prima di tutto abbiamo ricucito un piccolo strappo serale ma non è stato difficile. Ultimamente sembriamo migliorati da questo punto di vista: discutiamo sempre tanto ma non ci mettiamo più tanto tempo come prima a riderci su insieme…
Dopo le coccole abbiamo iniziato ad analizzare la questione “Matteo”, perchè ufficialmente in casa si è aperta una “questione Matteo” dovuta a diversi fattori, già più volte affrontati nel blog: la gelosia innescata dalla Cecilia, il fatto di porsi sempre in contrapposizione con noi su ogni singola questione, la crisi dovuta all’asilo, ecc…
Sopratutto quest’ultimo aspetto è fonte di enormi turbamenti:”"”Allora che si fa? Lo lasciamo dormire all’asilo, si o no?”"”, oppure:”"”magarii lo lasciamo dormire solo quando c’è la maestra Stefania”"”, ecc… Il problema è semplice: Matteo è un dormiglione e per questo sta facendo una fatica immensa ad abituarsi a dormire all’asilo solo un’ora e mezza! Pensate che oggi, per permettermi di andare a comprare una camicia, abbiamo dovuto svegliarlo alle 17:00, dopo 3 ore di sonnellino!?!?! Non c’è niente da fare, è più forte di lui. Il sonnellino dopo pranzo per lui è un must, un godimento irrinunciabile, una necessità.
E allora che fare? Torniamo indietro? Lo portiamo a scuola solo per la mattina e poi lo facciamo tornare a casa per il pranzo? Oppure lo facciamo mangiare e poi lo andiamo a prendere? Ma così facendo, quando si abituerà a saltare o a diminuire il suo riposino pomeridiano? Dall’anno prossimo non avrà più la possibilità di riposare dopo pranzo e non sarà forse più doloroso, più traumatico arrivarci con l’abitudine di aver ronfato alla grande per ben 4 anni???
Di contro c’è da segnalare che effettivamente per un bambino che ha questa inclinazione essere svegliato nel pieno del suo sonno da un semi estraneo che magari gli dice di tirarsi su abbastanza in fretta e di prepararsi per fare questo o quello deve essere piuttosto traumatico.
Alla fine dopo diversi ragionamenti e sulla scorta anche di quanto consigliatoci dalla maestra Stefania abbiamo deciso di fare così: da lunedì al giovedì Matteo andrà a scuola “full time” così si abituerà anche se contro voglia a diminuire il suo sonno pomeridiano, poi dal venerdì alla domenica, visto che siamo tutti a casa e che l’inverno è alle porte, lo faremo dormire quanto vuole. In pratica nel week end recupererà un pò delle forze perdute in settimana ed a conti fatti si tratta di fare 4 giorni “di piccola sofferenza” e tre di godimento; un discreto equilibrio.
Certo, questo significherà che nel week end, visti i suoi tempi, faremo ben poco, soprattutto di pomeriggio, perchè a novembre o dicembre uscire alle 17:30 diventa un pò difficile a meno di non rinchiudersi in un centro commerciale, ma pazienza. Approfitteremo del fatto che si svegliano entrambi presto per uscire di mattina. In questo modo pensiamo di convincere anche Matteo che la scuola in fin dei conti non gli porterà via molto del suo sonno tanto amato e che quando sarà a casa potrà goderne quanto ne vuole. Speriamo di riuscire così a passare questa fase che davvero non sappiamo più come definire, “complessa?”, “estenuante?”, “tragica?”, mah! Per adesso siamo tutti, tranne forse la Ceci, molto, molto cotti con tassi di sclero abbastanza elevati, tra chi non dorme di giorno e chi vorrebbe dormire di più la mattina., ecc…
Domani è sabato e speriamo che i pupi ci diano una tregua, almeno fino alle 08:00!!!!!!
Questa “storia del campeggio in Italia” è diventata una barzelletta; avevo iniziato con tanto entusiasmo poi, dopo aver riscontrato alcuni problemi di visualizzazione dei file pdf l’ho un pò abbandonata; oggi ho voluto tentare etvoilà ecco che i files si aprono!
Per questo ri-eccomi qui nuovamente nel tentativo di farvi conoscere la storia straordinaria di questo splendido movimento; oggi parliamo dei primi raduni.
Il primo autocampeggio in Italia l’A.C.C.P. lo organizzò dal 5 al 16 agosto 1933 in collaborazione con la “Stampa” di Torino dopo che due loro giornalisti, nel maggio del 2003, compirono un giro per l’Italia a bordo di una Balilla e con una tenda militare…. segue…
Buona lettura!

Matteo come Edipo?
Una sera come tante:
siamo a cena e Matteo è un pò bizzoso. E’ svogliato nel mangiare e ha deciso di volersi sedere vicino a me. Accettiamo lo spostamento giusto per non fargli saltare la cena e per evitare di dover ripulire anche il soffitto dai residui di cibo; si posiziona accanto a me e ad un certo punto, così di colpo dice: “”"babbo, mi sei mancato tanto“”" e nel mentre mi guarda e sorride… Una frase innocente, bella, gratificante, ma carica anche di diversi significati.
Sapevo che effetto avrebbe potuto avere e allora ho girato lo sguardo verso Silvia, non direttamente, un’occhiatina di controllo ed eccolo là… Vedo nei suoi occhi un piccolo lampo, come quando sta per andare via la luce, un piccolo bagliore prima del buio che immediatamente arriva… A lei certe frasi Matteo non le rivolge quasi o mai o comunque non quando ci sono anch’io. Matteo sembra perennemente in collera con lei, una rabbia repressa, soffocata ma che emerge spesso sotto altre forme: pochi slanci d’affetto, difficoltà a farsi coccolare a stabilire un’intimità tra di loro…
Questo loro rapporto di amore e di odio continua, questo mio essere fra di loro, quella esclusività che purtroppo Silvia non ha provato. Tutto questo e molto di più c’era in quel lampo, in quegli occhi verdi che l’hanno subito guardato dopo aver pronunciato quella frase. Silvia continua a patire, anche se fortunatamente in maniera via via più lieve, questo atteggiamento distaccato di Matteo… Doveva essere il suo primogenito, maschio e mammone, se lo aspettava così, già si rallegrava pensando all’attaccamento morboso che poteva dargli e invece non è arrivato ”quasi” niente di tutto questo.
Abbiamo attribuito parte della “colpa” al fatto che per 11 mesi, da quando lui ne aveva 6, abbiamo vissuto con i miei genitori, in casa loro, dove ogni giorno stavamo tutti insieme, dove le nostre figure di genitori sono state sicuramente “annacquate” da quelle dei nonni che, per quanto splendidi, hanno costituito altri punti di riferimento per Matteo… In quel periodo Silvia riprese pure a lavorare a 8 ore per cui non vi dico. Da allora Matteo è sempre stato un bambino affettuoso, dolce ma non mammone, un pò distaccato.
Ultimamente, poi, con l’arrivo della Ceci la cosa si è acutizzata. Silvia, come è ovvio, passa molto tempo con lei anche solo per lo svolgimento di alcune incombenze quotidiane come l’allattamento, il cambio, la preparazione della pappa e questo ha scavato un solco ancora più grande fra di loro. Alcuni amici mi dicono che prima o poi passerà e che lui si ritroverà con il suo bel complesso Edipico e s’attaccheràù alla gonnella della mamma come ogni maschio nei secoli dei secoli. Per adesso questo avvenimento sembra lontano anche perchè ci si è messa anche la gelosia a creare ulteriore tensione.
Dopo il primo entusiasmo iniziale, Matteo sta vivendo l’esperienza della scuola materna in maniera non proprio serena, diciamo che è alquanto confuso. Quando è lì, e la maestra Stefania ce lo ha confermato, è felice, si diverte e partecipa attivamente a tutti i giochi ma sia prima che dopo, ovvero la mattina e il pomeriggio dopo le 16:00, la sua piccola testolina sembra pensare solo al perchè di questa novità e non sembrano pensieri felici.
Da un pò di tempo ci martella con delle domande, più o meno indirette, che ripete ossessivamente; ecco una breve sintesi delle nostre conversazioni quotidiane:
Scena: mattina presto, intorno alle 07:00, in bagno o in cucina.
M.: Dove vai?
B.T.: A lavoro (magari nel mentre sono sul water o mi sto lavando le ascelle…)
M.: E pecchè?
B.T.: Perchè “purtroppo” il babbo deve andare a lavorare, amore. Quasi tutti gli adulti lavorano tesoro e anche tu quando sarai grande andrai a lavorare.
M.: E io? Dove vado?
B.T.: A scuola amore, insieme ai tuoi amici e alla maestra Stefania.
M.: E pecchè?
B.T.: Perchè andare a scuola è bello, s’imparano tante cose e ci si diverte. A casa ti annoieresti e poi io e la mamma andiamo a lavorare e non possiamo lasciarti solo (abbiamo detto a Matteo che anche Silvia è tornata a lavorare almeno non pensa che la madre dopo averlo lasciato a scuola torni a casa con la sorella da soli).
M.: E tu tonni?
B.T.: Si amore, torno presto così giochiamo insieme, va bene?
M.: Ma io mangio a scuola?
B.T.: Si amore, mangi a scuola insieme agli altri, poi dopo pranzo la mamma ti viene a prendere.
M.: E pecchè?
B.T.: Amore, perchè tutti gli altri bambini rimangono a mangiare a scuola, e poi il mangiare è buonissimo (speriamo!) e dopo il pranzo giocate anche in giardino.
A questo punto capita che Matteo, ciuccio in bocca, se ne vada quasi convinto, ma il suo stato d’animo rimane perplesso e inizia a vagabondare per casa ciondolando dal divano, al pouf, alla sedia…
Scena: pomeriggio – sera, dalle 16:00 alle 21:00, ovunque.
M.: Io devo mangiare stasera?
B.T.: Certo amore, la mamma prepara una cosa buonissima…
M.: IO NON VOGLIO MANGIARE! E poi dove vado io?
B.T.: Dopo cena ci guardiamo un pò di cartoni animati e poi a nanna.
M.: NOOOOOOOOOO! IO NON VOGLIO DORMIRE. Pecchè devo dommire?
B.T.: Amore, devi dormire per riposarti e per recuperare le forze e perchè domani devi andare a scuola.
M.: NOOOOOOOO! NON VOGLIO ANDARE A SCUOLA! E pecchè devo andare?
e qui si riattacca con il disco sentito la mattina…
B.T.: Perchè andare a scuola è bello, s’imparano tante cose e ci si diverte. A casa ti annoieresti e poi io e la mamma andiamo a lavorare e non possiamo lasciarti solo (abbiamo detto a Matteo che anche Silvia è tornara a lavorare almeno non pensa che la madre dopo averlo lasciato a scuola torni sola a casa con la sorella).
M.: E tu tonni?
B.T.: Si amore, torno presto così giochiamo insieme, va bene?
M.: Ma io mangio a scuola?
B.T.: Si amore, mangi a scuola insieme agli altri, poi dopo pranzo la mamma ti viene a prendere.
M.: E pecchè?
B.T.: Amore, perchè tutti gli altri bambini rimangono a mangiare a scuola, e poi il mangiare è buonissimo (speriamo!) e dopo il pranzo giocate anche in giardino.
Insomma, come avrete capito, un mezzo calvario! Ed il bello è che non sembrano domande poste in automatico ma ogni volta, ogni giorno, lui le pone coscientemente sperando finalmente di sentirsi rispondere qualcos’altro, sperando che io o la mamma gli rispondiamo che a scuola, per esempio, non dovrà andarci o non dovrà dormirci.
Capita sovente che alcuni comportamenti dei bambini, specialmente in quest’età, vengano liquidati con una certa sufficienza, pensando che magari si tratta solo di capricci o di piccole paturnie, ma se ci soffermiamo ad analizzarli con più calma si riesce a capire che in realtà, spesso, dietro certe domande e dietro certe esternazioni, ci sono disagi grossi, ci sono delle sofferenze che a noi appaiono piccole ed innocue ma che per loro possono rappresentare dei grossi ostacoli… un invito per tutti, me e Silvia soprattutto, ad aumentare la capacità di saper ascoltare i propri piccoli.
Le vs. opinioni