Oggi è stata una bella giornata: una di quelle giornate serene, piacevoli, con momenti di assoluta poesia.
Oggi, dopo tanto tempo, io e mio padre ci siamo ritrovati a lavorare insieme, a parlare e a confrontarsi come non accadeva da tempo.
Spesso quando siamo a casa capita che la routine legata ai figli, al lavoro e alla casa crei una sorta di solco fra la mia vita e quella di mio padre. Lui sempre impegnato tra l’orto e i suoi mille lavori ed io diviso tra l’ufficio, la coop, la biblioteca di Matteo o il parco… Per cui non ci sono tanti momenti dove siamo davvero soli, io e lui.
Oggi, invece, ci siamo ritrovati tra i campi, nella nostra terra e sono stati momenti davvero belli, che ho sentito nel profondo, commoventi. Quando mio padre è impegnato nei lavori agricoli, come potare, concimare o semplicemente passeggia nei campi, si vede spuntare nei suoi occhi una luce che altrimenti non ha.
Non trovo le parole per spiegare cosa gli capita, è come se di colpo lui fosse proprio “al suo posto” nel mondo, nell’universo; non c’è altro modo per farvi capire com’è. Parla alle piante, all’erba, ai frutti, a tutta la natura; ci parla con gli occhi, col cuore. Ogni volta che passa davanti ad un albero che ha piantato lui, gli accarezza le foglie come se toccasse i capelli di suo nipote… Ricorda ogni albero che ha messo, quando e come, e vi posso assicurare che ne ha piantati tanti in tutti questi anni…
La cosa strana è che vederlo così mi provoca invidia. A dir la verità è un sentimento un pò confuso, un misto tra ammirazione, suggestione, invidia e affetto.
Lo ammiro perchè ha fatto tanto, tantissimo e nonostante tutto ha ancora un’energia incredibile, una voglia di fare che non si riscontra facilmente neanche nei più giovani.
La suggestione è data dal fatto che spesso i suoi racconti dell’adolescenza, quando il suo rapporto con la terra era ancora più forte, mi sembrano racconti di fantasia; è come se mi parlasse di un altro pianeta, di un’altra dimensione; è come se mi facesse viaggiare nel tempo. Alcuni li conosco a memoria eppure, anche se riconosco di cosa sta per parlare, non lo interrompo. Ogni volta lo ascolto come se fosse la prima, rapito da quella luce che gli spunta dagli occhi…
L’invidia invece è provocata dal fatto che io un legame così non ce l’ho. Semplicemente questo. Adoro questa terra e questa casa ma non ho radici profonde come quelle del mio babbo. L’essere nato a Firenze e poi aver continuamente vissuto un pò su e un pò giù, non ha permesso alcun radicamento significativo. Todi non è casa mia, Firenze non è casa mia, Torino non è casa mia, Biella non è casa mia, e via di seguito. Tutti questi posti, di contro, hanno una posizione speciale nel mio cuore e sono, a loro modo, casa mia, ma di fatto, quel legame che ha mio padre, come individuo, alla terra dell’Umbria, io non ce l’ho.
E poi, infine, c’è l’affetto. In fondo tra di noi c’è sempre stata quella distanza dovuta al fatto che prima gli uomini lavoravano davvero e il tempo per i figli o non c’era o ce n’era veramente poco. Inoltre la cultura dell’epoca non prevedeva che il padre stesse molto tempo con i figli o comunque il tempo trascorso insieme certo non è paragonabile per qualità e quantità a quello che oggi io dedico a Matteo, per esempio. Per tutto queste ragioni sentire vicino mio padre non è stato così semplice per me durante l’adolescenza. E’ per questo che invece oggi, quando ci ritroviamo insieme, lo stargli vicino mi fa sentire dei brividi strani, mi fa rimanere incantato nel guardarlo e a volte vorrei piangere e abbracciarlo, magari quando il suo sguardo si perde verso Todi mentre dietro gli muore il sole.
Oggi infatti è successo e l’immagine che mi porterò dietro sarà quella del mio babbo avvolto da un nuvola di concime nebulizzato mentre sorridente “pompa” uno dei suoi adorati piantoni mentre il lo guardo dal trattore… Sullo sfondo la solita cartolina di Todi al tramonto..
Postato in: Personale | Messo il tag: affetto, ammirazione, concimare, figlio, invidia, legame, olivi, padre, piantoni, pompare, suggestione, terra, Todi








