La coscienza ed il lavoro

Ci sono rare occasioni in cui mi trovo a riflettere seriamente sul mio lavoro, sul perchè faccio questo mestiere e soprattutto sul come lo faccio… Dovete sapere che i miei “spippolamenti” mentali sono vecchi quanto me, nel senso che fin da giovanissimo mi sono sempre posto mille domande su tutto quello che facevo e quando ho iniziato il mio lavoro la cosa si è amplificata…

Purtroppo ho davvero una coscienza difficile da tenere a tacere e sempre più spesso la sua voce mi rimprovera, mi mortifica, mi mette come in piedi su un cornicione, con il vento che tira forte… Il mio, anche se può sembrare un luogo comune, è un lavoro dove le persone dovrebbero assomigliare leggermente a degli “spacconi”, un pò arroganti e superficiali; solo così, almeno credo, si può riuscire a creare quella sorta di distacco tanto necessario quando si ha a che fare con la libertà delle persone e molto più spesso con i loro soldi ed il loro lavoro…

Ma io, purtroppo, questo distacco non ce l’ho, o meglio, faccio fatica a farlo venire fuori… Mi metto continuamente nei panni degli altri, penso ai loro processi mentali, penso a cosa mi darebbe fastidio se avessi a che fare con uno come me e via così… Questo comporta, come lato positivo, una sensibilità leggermente superiore alla media con tutte le ricadute del caso, ma, di contro, uno stress altrettanto grande quando mi accingo a fare cose un pò diverse dalla solita routine…

Vorrei davvero poter parlare liberamente del mio lavoro ma ho paura che questo possa non esser ben visto dai miei superiori né da qualche collega… Il lavoro è comunque solo lo spunto per ragionare sulla questione della coscienza, sul fatto che spesso e in tante diverse occasioni ognuno di noi si trova nella difficile situazione di dover fare cose contrarie alle proprie idee e questo credo che sia uno dei bocconi più amari che nella vita uno sia costretto ad ingoiare…

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