Kamishibai

KamishibaiL’espressione “non si finisce mai di imparare” è tanto vera quanto bella. Conoscere è assolutamente il motore della vita. Oggi, durante l’ormai immancabile appuntamento bi/trisettimanale con la biblioteca, ho conosciuto il termine Kamishibai e ho scoperto quanto di bello la fantasia e la dolcezza degli uomini possono esprimere.
In pratica, mentre stavamo scegliendo, io e Matteo, l’ennesimo libro da leggere, mi è caduto l’occhio su un grande libro posto al centro di un tavolino. Incuriosito l’ho preso tra le mani e lì per lì ho avuto difficoltà a capire come si aprisse e come si leggesse.
Dopo qualche tentativo ho capito che il libro si apriva tipo “a fisarmonica” e l’apertura delle pagine azionava alcuni sfondi e personaggi di carta che davano l’impressione di una scena tridimensionale. La cosa mi sembrava carina anche se non capivo come questo libro potesse essere letto senza essere appoggiato su qualche superficie e soprattutto non c’erano testi da leggere… ma la cosa mi incuriosiva.
Nel mentre Matteo ha radunato Andrea, Costanza ed un’altra bambina grazie alla pista delle macchinine montata in precedenza. Stavo già pensando che il libro fosse un stupidaggine quando nel retro, proprio sull’ultima copertina vedo la scritta “kamishibai” il teatrino di carta; poi scorgo una figura e capisco tutto! Altro che stupidaggine, questo libro è una genialata!
Infatti si tratta di un teatro vero e proprio che va posizionato sulle ginocchia del narratore con le scene rivolte ai bambini spettatori. I testi sono collocati in fondo, dietro alla copertina e sono visibili solo al narratore che giostrando tra gli sfondi ed i testi deve creare una vera e propria rappresentazione… a questo punto che fare? Il pubblico ce l’avevo, la fantasia pure e quindi via, mi metto a raccontare la storia del “regalo fantastico” basato sull’incontro tra Nina e Babbo Natale.
Devo dire che la cosa mi ha riempito di soddisfazione: vedere quegli occhi sgranati davanti a me, quelle bocche aperte e quello stupore, immenso, unico dei bambini… e pensare che c’era solo una voce e qualche sagoma di cartone. Tornato a casa ovviamente mi sono documentato ed ho scoperto che su wikipedia non c’è niente, mentre su google ho trovato questo articolo interessante di cui ve ne riporto un pezzo:

KAMISHIBAI, UNA VALIGIA DI RACCONTI

L’espressione giapponese KAMISHIBAI deriva da due termini, il primo KAMI indica il materiale cartaceo e il secondo SHIBAI la storia drammatizzata. L’unione di questi due elementi crea un’occasione d’ascolto e comprensione del testo per bambini dai quattro agli undici anni.

La narrazione delle storie

Di solito le storie narrate con questa presentazione sono caratterizzate da dialoghi brevi ed incisivi scritti dietro ai fogli illustrati (in media una sequenza di 12-14 immagini colorate e sintetiche). Bisogna sottolineare la quasi totale assenza di descrizioni e la preferenza per il discorso diretto con cui si anima la storia e si stimola l’attenzione. Le figure all’interno della cornice in legno ricordano un teatrino in miniatura che oggi i bambini sono portati a paragonare ad uno schermo televisivo, ma l’invenzione di questa narrazione è precedente. Nella tradizione giapponese le figure erano inizialmente ritagliate nella carta colorata (WASHI) ed applicate sul fondale; oggi sono colorate con pennarelli, tempera o realizzate con collage. Le illustrazioni hanno una funzione fondamentale perché rendono il giovanissimo pubblico più sensibile al rapporto reciproco tra immagine e parola.

Determinante è il ruolo del narratore: egli deve dosare bene la lettura con lo scorrere dei fogli per presentare una fluidità di avvenimenti – non sempre il testo, il contenuto e l’immagine sono infatti un unicum – e di pathos. Deve saper suddividere la narrazione in episodi che coincidano con il cambio di ambientazione o con l’introduzione di nuovi personaggi permettendo ai piccoli di osservarli e memorizzarli. L’abilità dell’esperto narratore consiste nel creare un contatto visivo con il bambino e mantenerlo durante il racconto.

Passato e presente

Ma quali sono le origini dell’odierno kamishibai? Era diffuso già negli anni ’20, era molto popolare nei villaggi dove dei narratori ambulanti con carretti, e successivamente con biciclette, trasportavano la valigia contenente le immagini. Si facevano preannunciare da un tintinnare di campanello così che i bambini accorressero da tutte le strade limitrofe; seduti in terra di fronte al carretto dovevano pagare un piccolo contributo per un dolcetto e lo spettacolo. Il narratore iniziava a narrare facendo scorrere le immagini, dando enfasi ai personaggi e variando le caratterizzazioni delle voci; purtroppo si interrompeva prima della conclusione della storia lasciando i bambini col desiderio di sapere la conclusione al prossimo incontro.

Questo intrattenimento raggiunse l’apice negli anni ’50, con più di 3000 narratori solo nella città di Tokyo! Fu utilizzato con successo per la propaganda durante il conflitto della Seconda Guerra Mondiale (alcuni esemplari sono conservati al Kyoto Museum). Dopo il conflitto bellico si diede vita ad un progetto multiculturale per integrare gli alunni giapponesi nella realtà americana e favorire la reciproca comprensione delle tradizioni culturali. La presentazione di storie giapponesi divenne uno stimolo per fare domande sulle diverse tradizioni, folklore, costumi sociali e abitudini familiari; grazie ad esse i maestri ebbero l’opportunità di ampliare le informazioni attraverso le risposte e di aggiungere dettagli con l’ausilio di ulteriori immagini e la presentazione di oggetti. “”"

Non mi resta che rinnovare l’invito alla lettura sia ai grandi che ai piccoli: è un’occasione unica, in questa società incollata alla televisione, per ritrovare tempo per sè stessi da dedicare alla conoscenza e per far scoprire ai più piccoli le magie della vita.

2 Risposte

  1. Ma sai che sei proprio bravo!!! sei diventato un blog cultural- family- politic- new age. E’ pensare che quando t’ho conosciuto pensavi solo alla ttttavola burton ed a poche altre cose… scherzo naturalmente, la sensibilità verso certe sfumature della vita, anche nella quotidianità, fà la differenza tra chi vive e chi viene tenuto in vita. Hasta la vittoria!!!!!!!!

  2. [...] Original post by Tiziano [...]

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